AVVOCATO ED AMBIENTE: Cava a cielo aperto

Piazzale di frantumazione, stoccaggio e trasporto del materiale estratto

Nel caso di una cava a cielo aperto, il piazzale dove avviene la frantumazione, lo stoccaggio, il caricamento ed il trasporto del materiale estrattivo costituisce una componente coessenziale dell’impianto utilizzato per l’esercizio dell’attività produttiva; l’attività complessiva in questione trova, infatti, in tali operazioni dei momenti di ineliminabile svolgimento del ciclo produttivo e quindi il piazzale finalizzato a tali essenziali lavorazioni rientra a titolo primario nel concetto di “impianto..in cui si svolge attività…di produzione di beni” utilizzato nella definizione di acque reflue industriali posta dall’art.2 del d.lgs. n. 152/99 e ribadita dall’attuale art.74, lettera h) del D.lgs. 3 aprile 2006, n.152.

Tale connotazione, tuttavia, non risulta sufficiente a trasformare le acque meteoriche di dilavamento in “acque reflue industriali”, giacché il principale ostacolo a tale qualificazione è frapposto dalla stessa definizione di queste ultime, quale ricavabile dall’art.2 del D.lgs. n.152\99, conforme, nella sua integralità, al testo attualmente vigente dell’art.74, comma 1, lett.h), del D.lgs. 3 aprile 2006, n.152, quale interpolato dall’art.2, comma 1, del D.lgs. 16 gennaio 2008, n.4. (Quest’ultimo ha infatti soppresso l’inciso finale precedentemente inserito nel testo dell’art.74, comma 1, lett.h) medesimo, secondo il quale si intendevano come acque meteoriche di dilavamento “anche quelle venute in contatto con sostanze o materiali, anche inquinanti, non connessi con le attività esercitate nello stabilimento”).

In sostanza, per il legislatore assume importanza dirimente, ai fini della qualificazione in parola, la circostanza che le acque reflue siano immesse nel ciclo produttivo in conseguenza dell’iniziativa umana ascrivibile all’attività economica esercitata, risultando cioè l’immissione un momento costitutivo del processo produttivo, come conferma altresì la pari eccettuazione dal regime prevista per le “acque reflue domestiche” (oltre che, appunto, per quelle “meteoriche di dilavamento”).

Non può perciò condividersi il riferimento alla giurisprudenza di merito dell’A.G.O. relativa ad acque che, ancorché meteoriche, siano da ritenersi comunque “provenienti dall’insediamento produttivo”; ciò perché, da un lato, la provenienza dall’impianto non è considerata elemento di qualificazione di per sé sufficiente alla stregua della stessa evidente ed obiettiva formulazione legislativa, dall’altro, le acque derivanti da eventi atmosferici non possono neppure, a rigore, considerarsi, “comunque” provenienti dall’insediamento produttivo, perché la loro origine rimane essenzialmente atmosferica e la provenienza dall’impianto deve ritenersi incidentale, cioè ascrivibile al “luogo” ma indipendentemente dalla natura produttiva di questo e dalla (dovuta) funzionalità e strumentalità dell’utilizzazione delle acque rispetto al ciclo produttivo.

La provenienza presa in considerazione dalla legge, nel complesso della formulazione legislativa qui in rilievo, deve quindi ritenersi “funzionale” in relazione al ciclo produttivo e non solo “spaziale” in relazione all’ubicazione di un impianto, come attesta l’eccettuazione delle acque meteoriche di dilavamento unitamente a quelle “reflue domestiche”.

AVVOCATO ed ENERGIA: Diritto dell’energia

Indicazione del termine e legislazione regionale

L’art. 12 d.lgs. 387/2003, recante:“razionalizzazione e semplificazione delle procedure autorizzative”, ai commi terzo e quarto, espressamente stabilisce che:

“La costruzione e l’esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili, gli interventi di modifica, potenziamento, rifacimento totale o parziale e riattivazione, come definiti dalla normativa vigente, nonché le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all’esercizio degli impianti stessi, sono soggetti ad una autorizzazione unica, rilasciata dalla regione o dalle province delegate dalla regione, nel rispetto delle normative vigenti in materia di tutela dell’ambiente, di tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico, che costituisce, ove occorra, variante allo strumento urbanistico. A tal fine la Conferenza dei servizi è convocata dalla regione entro trenta giorni dal ricevimento della domanda di autorizzazione. [...]”.

L’autorizzazione di cui al comma 3 è rilasciata a seguito di un procedimento unico, al quale partecipano tutte le Amministrazioni interessate, svolto nel rispetto dei principi di semplificazione e con le modalità stabilite dalla legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni e integrazioni. Il rilascio dell’autorizzazione costituisce titolo a costruire ed esercitare l’impianto in conformità al progetto approvato e deve contenere l’obbligo alla rimessa in ripristino dello stato dei luoghi a carico del soggetto esercente a seguito della dismissione dell’impianto o, per gli impianti idroelettrici, l’obbligo alla esecuzione di misure di reinserimento e recupero ambientale. Il termine massimo per la conclusione del procedimento di cui al presente comma non può comunque essere superiore a centottanta giorni.

In più occasioni, la Corte Costituzionale ha avuto modo di chiarire che “l’indicazione del termine, contenuto nell’art. 12, comma 4, deve qualificarsi quale principio fondamentale in materia di «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia», in quanto tale disposizione risulta ispirata alle regole della semplificazione amministrativa e della celerità garantendo, in modo uniforme sull’intero territorio nazionale, la conclusione entro un termine definito del procedimento autorizzativo (cfr. sentenze n. 383 e n. 336 del 2005)” (Corte Cost., 09 novembre 2006 , n. 364; cfr. anche, Corte Cost., 29 maggio 2009, n. 166; Corte Cost., 06 novembre 2009 n° 282; Corte Cost., 30 dicembre 2009 n° 339).

Inoltre, nella Regione Sicilia, rimasta ad oggi inerte nell’esercizio della potestà legislativa concorrente in materia di produzione di energia, nonché rispetto al recepimento degli obblighi comunitari derivanti dalla direttiva 2001/77/CE, l’art. 12 del d.lgs. n° 387/2003 si applica integralmente anche per la disciplina di dettaglio, in ossequio all’art. 117, comma quinto, della Costituzione e agli artt. 11 e 16 della legge n° 11/2005, attuativa del dettato costituzionale da ultimo evocato.

Peraltro l’inutile decorso del termine di conclusione del procedimento fissato dalla fonte normativa sopra riportata è, altresì, in contrasto con il generale dovere di concludere il procedimento mediante adozione di un provvedimento espresso contemplato dall’art. 2 della legge n° 241/1990, anche nel testo risultante dall’ultima novella legislativa di cui alla legge 18 giugno 2009 n° 69.
Del resto, se un qualche effetto utile deve riconnettersi alla novella introdotta dalla legge n° 80/2005, che ha espressamente sancito il potere del giudice amministrativo di sindacare la fondatezza della pretesa in sede di giudizio sul silenzio-rifiuto, va riconosciuto che, quanto meno per la verifica della permanenza dell’interesse a ricorrere e delle condizioni dell’azione, sussistono i presupposti per l’esercizio di tale potere di sindacato sia pure ai limitati fini della qualificazione dell’atto sopravvenuto come integrante esercizio di potestà pubblica o tuttalcontrario di natura meramente interlocutoria endoprocedimentale.

AVVOCATO E RIFIUTI: Abbandono

Il terzo comma dell’art.192 D.Lgs.152/06 prevede che chiunque viola il divieto di cui al comma 1, di abbandono e di deposito incontrollati di rifiuti,

“è tenuto a procedere alla rimozione, all’avvio a recupero o allo smaltimento dei rifiuti ed al ripristino dello stato dei luoghi in solido con il proprietario e con i titolari di diritti reali o personali di godimento sull’area, ai quali tale violazione sia imputabile a titolo di dolo o colpa, in base agli accertamenti effettuati, in contraddittorio con i soggetti interessati, dai soggetti preposti al controllo”.

La norma in esame risulta riproduttiva di analoga disposizione già contenuta nell’art.12 D.Lgs22/97, abrogata proprio dal D.Lgs.152/06.

Secondo quanto previsto dalla norma, oltre alla diretta responsabilità dell’autore dell’illecito, l’ordine di rimozione può essere esteso in solido anche al proprietario o titolare di altro diritto reale o di godimento dell’area, purché la violazione gli sia imputabile a titolo di dolo o colpa.

Sul punto è da registrare l’orientamento ormai consolidato della Giurisprudenza Amministrativa sulla necessarietà del preventivo accertamento dell’esistenza dell’elemento soggettivo del dolo o della colpa in capo al titolare dell’area:

“l’ordinanza sindacale emanata dall’amministrazione locale è illegittima se adottata senza il dovuto e preventivo accertamento della responsabilità e/o della corresponsabilità del proprietario del terreno, nei confronti del quale non è ipotizzabile una responsabilità oggettiva per violazione di un obbligo generico di vigilanza”.

Tale principio si applica anche a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 192 del d.lg. 3 aprile 2006 n. 152, dal momento che tale articolo, non soltanto riproduce il tenore dell’abrogato art. 14 sopra citato, con riferimento alla necessaria imputabilità a titolo di dolo o colpa, ma in più integra il precedente precetto, precisando che l’ordine di rimozione può essere adottato esclusivamente in base agli accertamenti effettuati, in contraddittorio con i soggetti interessati, dai soggetti preposti al controllo.

Peraltro nella peculiare ipotesi in cui l’abbandono abusivo dei rifiuti non pericolosi avvenga in prossimità dell’area stradale, è stato ritenuto illegittimo l’ordine di rimozione intimato nei confronti dell’ente gestore quando non risulti riscontrabile un profilo soggettivo.

La giurisprudenza amministrativa ha infatti affermato che “ai fini dell’imposizione dell’obbligo di rimozione di rifiuti, non è sufficiente una generica « culpa in vigilando ” .

Inoltre in una fattispecie analoga ai sensi dell’art. 14 del D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22 (c.d. decreto Ronchi – v. oggi l’art. 192 del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152), l’ordine di rimozione di rifiuti abbandonati presuppone l’accertamento della responsabilità da illecito in capo al destinatario, occorrendo che sussista un atteggiamento di volontà dell’effetto ovvero un comportamento negligente, imprudente od affetto da imperizia, dovendosi viceversa escludere la sussistenza dell’obbligo di smaltimento a carico del proprietario incolpevole, che sia ritenuto responsabile sulla base di un principio presuntivo di responsabilità aquiliana c.d. oggettiva, analogo a quello di cui agli artt. 2048-2053 cod. civ.

Ai fini della legittimità dell’ordine di rimozione di rifiuti abbandonati, l’Amministrazione deve dare adeguata dimostrazione, attraverso un’istruttoria completa ed esauriente, che la discarica o l’inquinamento sia avvenuto in un’area ben individuata ed appartenente in modo certo ad un determinato soggetto imputabile per dolo o colpa; in particolare deve dimostrare che, in concreto, da parte degli interessati vi sia stato un comportamento quantomeno colposo, da valutare alla stregua degli ordinari criteri di imputazione, senza, cioè, l’imposizione di una soglia di diligenza superiore all’ordinario ovvero l’imposizione di un dovere di vigilanza attiva di difficile praticabilità, come nel caso, ad esempio, di un fondo aperto che, per la sua attitudine produttiva e la sua ubicazione appartata, si palesa particolarmente esposto.

AVVOCATO e RIFIUTI: Movimentazione transfrontaliera dei rifiuti

La movimentazione di rifiuti a livello comunitario ed internazionale ha rappresentato per molti anni un valido strumento di elusione dei controlli sulla mappatura dei rifiuti.

Per ovviare a questo problema la Comunità europea si è adoperata, in maniera vigorosa negli ultimi anni emanando una serie di disposizioni puntuali e precise nel pieno rispetto della competenze esclusive dei singoli Stati.

La prima norma omogenea rinvenibile in tale settore è il Regolamento Cee del I° febbraio 1993, n. 259, pubblicato nella GUCE del 6 febbraio 1993 n. L 30, che costituisce uno strumento organico ed operativo per tutte le attività di sorveglianza e controllo delle spedizioni di rifiuti pericolosi e non all’interno della CE, nonché in entrata e in uscita dal suo territorio.

Successivamente, con il Regolamento 1013/2006 entrato in vigore il 15 luglio 2006 sono stati abrogati sia il Regolamento n. 259 summenzionato, che la Decisione 94/774 Cee (relativa al documento di accompagnamento standard per le spedizioni di rifiuti) con effetto dal 12 luglio 2007, nonché la Decisione 1999/412/Ce (relativa al questionario finalizzato all’invio delle informazioni sulle spedizioni dei rifiuti, da parte degli stati membri alla Commissione).

L’obiettivo precipuo del Regolamento in commento è di assicurare la massima protezione ambientale, organizzando e disciplinando la sorveglianza ed il controllo delle spedizioni dei rifiuti sia all’interno delle Comunità europea che da e verso i paesi terzi.

Premesso che il Regolamento 1013/2006 si inserisce nel più ampio quadro normativo costituito dalla Convenzione di Basilea del 22 marzo 1989 (relativo allo smaltimento e alla movimentazione dei rifiuti pericolosi) e successive modifiche da un lato, e dalla Decisione Ocse C (2001)107 def., di revisione della Decisione C (92)39 def. presenta delle importanti novità rispetto all’abrogato  Regolamento 259 che si sostanziano concretamente in:

  • garanzia di un livello minimo di sorveglianza e controllo delle spedizioni dei rifiuti indicati nella lista verde e destinati al recupero mediante l’utilizzo di un documento di accompagnamento standard (allegato VII);
  • obblighi più stringenti per le spedizioni destinate alle operazioni intermedie di smaltimento e recupero;
  • semplificazione dell’iter autorizzatorio preventivo: a) l’autorità competente di destinazione può rilasciare l’autorizzazione preventiva ad impianti di recupero sul suo territorio – b) l’autorizzazione rilasciata dall’autorità di transito può essere anche rilasciata sottoforma tacita – c) tutte le comunicazioni inerenti alle procedure autorizzatorie possono essere effettuate, previo accordo con le autorità competenti, a mezzo fax ovvero fax seguito da invio postale, mediante  e – mail con firma elettronica o senza firma elettronica ma seguita da invio postale;
  • responsabilizzazione del produttore dei rifiuti;
  • previsione di garanzie procedurali per il notificatori;
  • procedure per la ripresa dei rifiuti, qualora la spedizione non possa essere portata a termine o si tratti di spedizione illegale;
  • maggiori controlli attraverso la notifica diretta all’autorità competente di destinazione fatta dal notificatore.

Il Regolamento 1013/2006 si compone di 7 titoli:

titolo I – ambito di applicazione e definizioni;

titolo II – spedizioni all’interno della comunità con o senza transito attraverso Paesi terzi;

titolo III – spedizioni esclusivamente all’interno degli Stati membri;

titolo IV – esportazioni dalla Comunità verso Paesi terzi;

titolo V – importazioni nella Comunità da Paesi terzi;

titolo VI – transito nel territorio della Comunità di spedizioni da e verso Paesi terzi;

titolo VII – altre disposizioni.

Il Regolamento contiene financo 9 allegati tra i quali è possibile trovare la documentazione idonea e per effettuare spedizioni transfrontaliere di rifiuti.

CONSULENZA LEGALE AMBIENTALE: “EcoAvvocati”, gli specialisti del Diritto Ambientale

Benvenuto in STUDIO LEGALE AMBIENTALE,

in questo blog, Avvocati e specialisti si occuperanno dell’analisi e dell’aggiornamento costante di uno dei più complessi ed attuali rami della legislazione nazionale ed internazionale:

“Diritto dell’ambiente” o “Diritto Ambientale

Il team di giuristi e tecnici specializati dello Studio Legale P&S Milano,  ha creato questo valido strumento e ne curerà l’aggiornamento costante, soffermandosi in modo particolare sui temi legati alla Tutela dell’Ambiente, Energia, Rifiuti ed Inquinamento.

TUTTI gli associati dello Studio hanno conseguito Master post laurea in diritto ambientale presso le migliori università italiane, mantenendo nel tempo  il target primario della specializzazione infrasettoriale e dell’ aggiornamento a ciclo continuo.

Lo Studio si avvale inoltre della collaborazione e della consulenza tecnica di prestigiosi studi tecnici professionali al fine di ottenere la migliore sinergia tra il know how tecnico-giuridico e quello tecnico-scientifico; in particolare, nel settore EHS (ambiente-salute-sicurezza) è stato creato un team di esperti tecnici e giuridici  di comprovata esperienza accademica ed operativa.

Il team di ECOAVVOCATI arricchirà il contenuto di interessanti articoli di carattere tecnico-giuridico e non solo, oltre a piccoli “vademecum” relativi agli adempimenti ambientali previsti dalla normativa nazionale ed internazionale vigenti e molto altro.

Lo spazio è dedicato sia ai soggetti interessati professionalmente alla materia (avvocati, legal advisors, consulenti tecnici e professionisti vari) sia agli appassionati alle tematiche ambientali.

 

Cogliendo l’occasione per ringraziarvi per averci visitato, vi invitiamo a rimanere sintonizzati e ad inserire i vostri commenti senza remore!

 

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