gommisti e scarichi industriali

 ANCHE L’OFFICINA DI UN GOMMISTA NECESSITA DI AUTORIZZAZIONE AGLI SCARICHI

 

Confermando l’oramai consolidato orientamento giurisprudenziale circa la definizione di “acque reflue industriali”, la Suprema Corte, con la sentenza n. 48576 del 17 novembre 2016, sembra aver definitivamente ristretto il concetto di ciò che non va qualificato come “refluo industriale” e quindi non soggetto ad autorizzazione per il suo scarico.

Non va considerato “refluo industriale”, e quindi non abbisogna di alcuna autorizzazione, tutto ciò che è collegato al metabolismo umano o alle attività domestiche. PUNTO.

Di tal che, le acque reflue di un opificio, nel caso specifico di una officina-negozio di gommista, derivanti dal lavaggio del locale, non potrebbero essere scaricate, senza il previo rilascio della autorizzazione, perché i materiali sgrassanti, comunemente usati nelle operazioni di lavaggio, conterrebbero sostanze inquinanti.

Naturalmente, il principio vale anche per tutte quelle attività, industriali o artigianali che siano, che possano venire, in qualsiasi maniera, “contaminate” da un qualche prodotto inquinante.

Questa interpretazione sempre più restrittiva delle attività non soggette ad autorizzazione agli scarichi, sembra non lasciare alternativa ad una moltitudine estremamente importante di attività commerciali, i cui titolari dovranno necessariamente attivarsi per regolarizzare il regime autorizzatorio agli scarichi.

 

 

Nuove misure ambientali con la legge Green Economy

NUOVA LEGGE “GREEN ECONOMY” E MISURE AMBIENTALI INNOVATIVE

Con la introduzione del cd. “Collegato ambientale”, ovverosia la Legge 221/2015, (nota anche come Legge Green Economy) sono state inserite diverse novità nel settore della normativa ambientale.

Innanzitutto va segnalata la nuova disciplina in materia di appalti verdi obbligatori per la Pubblica Amministrazione, lo stanziamento di incentivi per l’acquisto di materiali post-consumo recuperati, nuove sanzioni in caso di abbandono di rifiuti di piccolissime dimensioni, varie semplificazioni in materia di valutazione di impatto ambientale.

Tra le altre novità, il ritorno – su base volontaria- del sistema di recupero del “vuoto a rendere” per acque minerali e birre, la possibilità di conferire in discarica anche rifiuti con potere calorifico superiore a 13.000 kj/kg.

Sempre in tema di incentivi fiscali, ne sono stati stanziati in caso di bonifica da amianto, stanziati altresì fondi per la tutela del territorio, novità in materia di  scarichi dei frantoi, emissioni in atmosfera, fonti rinnovabili, rifiuti raee da pannelli fotovoltaici, mobilità sostenibile.

Una mole impressionante di modifiche, sarà importante seguirne gli indirizzi operativi che giungeranno a cascata, nonchè valutarne gli effetti dal punto di vista globale.

scarico scadenza autorizzazione

SCADENZA AUTORIZZAZIONE SCARICHI SENZA RINNOVO? SANZIONI PENALI!

La Corte di Cassazione, con la Sentenza 44903/2012 ha stabilito che -AI FINI PENALI- la scadenza della autorizzazione allo scarico equivale alla mancanza dello stesso.

Pertanto, il mancato rinnovo integra gli estremi del reato di scarico illecito, previsto e punito dall’art. 137 del Testo Unico Ambiente.

Nella stessa sentenza la Suprema Corte ha altresì stabilito che ai fini della configurazione del reato non rileva la pericolosità delle sostanze scaricate, che invece rappresenta una circostanza aggravante del reato.

modifiche al codice ambientale

IN ARRIVO MODIFICHE AL CODICE AMBIENTALE

 

In data 27 novembre 2012 la Commissione Ambiente della Camera ha approvato alcuni emendamenti al c.d. “testo base” a seguito di un accordo siglato il 20 novembre 2012.

L’iter del summenzionato testo è stato molto travagliato e tortuoso, dopo una serie di “navette” tra Camera e Senato sembra ormai pronto per l’esame in aula con conseguente approvazione definitiva in Senato.

Le norme contenute nel disegno di legge prevedono delle modifiche ad ampio raggio del D.Lgs. 152/2006 Codice dell’Ambiente.

Gli interventi afferiscono principalmente alle autorizzazioni  agli scarichi (aumento della validità dell’autorizzazione da 4 a 6 anni), toccano in maniera massiva la parte sui rifiuti (gerarchia del trattamento, definizione rifiuto organico e compost di qualità, riciclo Pfu e C&D, oli usati, danno ambientale e modifiche, terre e rocce da scavo da miniere dismesse ed esauste, novità in materia Raee, materiali di riporto), nonché sanciscono importanti semplificazioni in materia di Via ed Aia.

Si attende quindi nelle prossime settimane la discussione in assemblea del testo che venne già approvato (prima di subire notevoli emendamenti) nel febbraio scorso.

 

 

 

Stoccaggio acque reflue e rifiuti

Attività di stoccaggio delle acque reflue = deposito temporaneo

La Corte di Cassazione, con la recente sentenza 3 aprile 2012, n. 12476, ha affermato che l’attività di stoccaggio rappresenta l’elemento che conferisce alle acque reflue la natura di rifiuto allo stato liquido, con ciò escludendo che l’esistenza di una autorizzazione allo scarico  possa consentire tale attività.

L’art. 74 del D.lgs. 152/2006 disciplina invece la attività di immissione diretta nel suolo e nel sottosuolo, nonchè nella rete fognaria.

Alla luce di quanto sopra esposto, laddove le acque di lavaggio delle attrezzature di una impresa vengano gestite tramite lo stoccaggio in vasche di raccolta, dovranno essere rispettati i requisiti vigenti in tema di deposito temporaneo, sia in termini quantitativi che di durata.

sospensione autorizzazione scarichi

SOSPENSIONE AUTORIZZAZIONE SCARICHI

 

 

L’art. 133 del D.lgs 152/2006 prevede che chiunque nella effettuazione di uno scarico superi i valori limite fissati dal decreto o dalle autorità a ciò preposte, salvo il fatto costituisca reato, è punito con una sanzione amministrativa.

Tale norma rappresenta una previsione di pericolo astratto che presuppone l’emanazione di un atto urgente da parte del Sindaco, ai fini di tutela della salute pubblica; questo è quanto ha deciso il Tar Campania con la sentenza 10 Febbraio 2012 nr. 735.

Nello specifico è stato ritenuto che, ai fini della sospensione della autorizzazione allo scarico di acque reflue in mare, sia sufficiente il superamento dei valori di cui all’allegato 5 parte III del Testo Unico Ambientale, non essendo necessaria la concreta prova del pericolo per la pubblica incolumità.