deposito incontrollato di rifiuti e maltempo

Deposito di rifiuti e maltempo: la esimente del “caso fortuito o forza maggiore”

(art. 45 c.p.)

Un violento temporale o una pioggia improvvisa ed abbondante non possono ritenersi eventi eccezionali e/o imprevedibili tali da dar luogo alla applicazione della esimente prevista dall’art. 45 del codice sostanziale che, per l’appunto, esclude la punibilità del soggetto che abbia “commesso il fatto per caso fortuito o forza maggiore”.

Un imprenditore, titolare di un impianto oleario, condannato per il reato di cui all’art. 256 comma 2 del D. Lgs. 152/2006 per non aver adottato ogni misura utile e necessaria ad evitare lo sversamento sul terreno dei liquami e dei residui della sansa derivante dalla molitura, così ritenendosi da parte del giudice del merito che si trattasse di un deposito incontrollato di rifiuti, invocava la esimente prevista dall’art. 45 c.p. in quanto la sansa era stata accumulata a causa del maltempo e quindi di forti temporali che non avevano consentito il trasporto in altro luogo per il successivo utilizzo.

Con sentenza n. 25028 del 16 giugno 2016, la Terza Sezione Penale della Suprema Corte non ha, come peraltro avevano giustamente fatto i giudici del merito, ravvisato in tali eventi atmosferici il carattere della eccezionalità e della imprevedibilità.

Un temporale o una pioggia, anche se particolarmente intensi, costituiscono fenomeni che possono verificarsi; ragion per cui, un attento imprenditore ha l’obbligo di adottare ogni precauzione ed ogni accorgimento idoneo a scongiurare il pericolo di creare un danno.

Probabilmente, ove si fosse trattato di un alluvione o di un terremoto, che sono da considerare  fenomeni obiettivamente eccezionali e non prevedibili, sarebbe stato possibile chiedere ed ottenere l’applicazione della esimente in parola ed una pronuncia assolutoria.

abbandono rifiuti prescrizione

LA PRESCRIZIONE NELL’ABBANDONO DI RIFIUTI E’ INFLUENZATA DALLA FINALITA’ DELLA CONDOTTA

Con la sentenza nr. 10960 del 17 Marzo 2016, la Corte di Cassazione ha qualificato la natura istantanea del reato di abbandono di rifiuti, qualora esso non sia prodromico – vale a dire finalizzato – a successive attività.

Tale pronuncia è di fondamentale importanza, in quanto ai fini del calcolo della prescrizione, questa va calcolata dal giorno della condotta, il il c.d. “dies a quo”.

E’ stato quindi ripercorso l’indirizzo giurisprudenziale che inquadra la fattispecie di cui all’art. 256 comma 2 del Testo Unico Ambiente, come – a seconda dei casi – “deposito incontrollato” a natura permanente (in ragione della finalità di successivo smaltimento o recupero) piuttosto che di “abbandono di rifiuti” a natura istantanea (nei casi di univocità ed unicità della condotta).

novità per i consorzi di bonifica

NOVITA’ PER I CONSORZI DI BONIFICA

La circolare n. 54 del 2016 del Comitato nazionale dell’Albo Gestori Ambientali ha precisato che possono aggregarsi in consorzi vari e distinti soggetti aggiudicatari di appalti per la bonifica.

Pare d’uopo ribadire che tali formazioni d’imprese, meglio definite come “consorzi di scopo” , possono essere realizzate anche senza aver precedentemente eseguito interventi di bonifica, purchè -tuttavia- siano costituiti da compagini iscritte per gli interventi indicati in gara alla categoria 9, segnatamente nella classe A (lavori oltre 9 milioni di euro).

In definitiva l’esenzione dal rispetto del prerequisito previsto dall’allegato alla deliberazione dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali n. 1 del 30 gennaio 2013, art. 1 co. 1 (esecuzione previa di precedenti attività di bonifica) per siffatti consorzi opera in presenza di 2 condizioni:

- i consorziati facenti parte del raggrupamento aggiudicatario devono risultare iscritti nella classe A della categoria 9;

- il consorzio deve necessariamente per espressa clausola statutaria essere estinto e cancellato dal registro delle imprese ad ultimazione dei lavori di bonifica.

rifiuti e responsabilità del datore per illecito dei dipendenti

IMPUTABILITA’ DEL REATO DI GESTIONE ILLECITA DI RIFIUTI PER OMESSA VIGILIANZA 

Con la sentenza nr. 49591 del 16 dicembre 2015, la Corte di Cassazione ha valutato il caso di un datore di lavoro, chiamato a rispondere della attività di stoccaggio di rifiuti da demolizione (non autorizzata), compiuta dai propri dipendenti all’interno di un’area di proprietà societaria.

La Suprema Corte ha quindi stabilito che, il reato di gestione illecita di rifiuti risulta essere imputabile al datore di lavoro, sotto il profilo della omissione di vigilanza sull’operato dei dipendenti, materiali autori della condotta.

Pertanto, la responsabilità ex art. 256 Testo Unico Ambiente, non attiene necessariamente ai profili di volontarietà e consapevolezza della condotta, rilevando altresì la condotta omissiva derivante dalla violazione dei doveri di vigilanza.

Rinnovo autorizzazione recupero rifiuti

IL RUOLO “ATTIVO” DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE NELLA PROCEDURA DI RINNOVO AUTORIZZATORIO IN MATERIA DI RECUPERO RIFIUTI

Con la sentenza 41049/2015, la Suprema Corte di Cassazione ha statuito che la portata dell’ art. 216 Testo Unico Ambiente (D. lgs. 152/2006) si estende financo a consentire alla Pubblica Amministrazione investita, che questa possa imporre specifiche prescrizioni ai sensi del T.U.A. anche in sede di rinnovo della comunicazione semplificata.

Pertanto, la Provincia è chiamata ad effettuare la verifica della sussistenza dei requisiti di legge, anche in sede di rinnovo autorizzatorio, così come tenuta a fare già in sede di prima comunicazione.

autorizzazioni ambientali semplificazioni

ECCO I TAGLI ALLA BUROCRAZIA AMBIENTALE

Con il recentissimo Decreto Legge 24 giugno 2014, n. 91, intitolato “Disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l’efficientamento energetico dell’edilizia scolastica ed universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese”, il Governo ha introdotto una serie importante di “tagli” alla cosiddetta ECO-BUROCRAZIA.

Segnatamente, queste le modifiche principali:

1) Recupero rifiuti semplificato: esteso alle operazioni di recupero dei “beni a fine vita” svolte in base alle norme comunitarie sull’ “end of waste” (ferro, acciaio, alluminio, vetro, rame).

Pertanto, il regime semplificato prevede l’avvio delle attività decorsi 90 giorni dalla semplice comunicazione all’ente provinciale, in sostituzione della preventiva autorizzazione regionale.

2) Bonifica semplificata: possibilità di riutilizzo dei siti contaminati successivamente alla riduzione dei valori inquinanti per la sola matrice suolo.

Inoltre è stato introdotto il principio del silenzio-assenso in tema di dichiarazione dell’avvenuto abbattimento dei valori inquinanti da parte degli operatori intervenuti.

3) Poteri di ordinanza degli enti locali in materia di rifiuti: i poteri previsti dall’art. 191 del Codice Ambiente in capo a Presidenti di Regione, Provincia e Sindaci sono stati allargati a ricomprendere non solo i casi di “necessità” di tutela della pubblica salute e dell’ambiente, ma anche in semplice presenza di “grave e concreto pericolo” di lesione di tali interessi.

Sarà altresì possibile operare la requisizione degli impianti di gestione rifiuti e l’utilizzo temporaneo del personale impiegato.

4) Valutazione di Impatto Ambientale: E’ stato riformulato il concetto di “progetto” da sottoporre a VIA.

E’ stata altresì prevista l’emanazione in tempi brevi di un Dm ministeriale in merito ai criteri ed alle soglie per lo “screening” dei progetti regionali.

5) Sistri: entro Agosto 2014 il Ministero dell’Ambiente dovrà garantire la interoperatività del sistema informatico e la sostituzione dei “token”

Sono inoltre state inserite disposizioni innovative in tema di combustione di materiali agricoli, ritenuti leciti purchè effettuati in piccoli cumuli ed in quantitativo massimo giornaliero inferiore ai 3 metri cubi per ettaro, nelle aree stabilite dai sindaci, nei periodi stabiliti dalla Regione.

Infine un cenno alle apparecchiature con sostanze osono-lesive: la dismissione obbligatoria dei sistemi antincendio è stata prorogata al 12 gennaio 2015.

spedizioni di rifiuti

SPEDIZIONI TRANSFRONTALIERE DI RIFIUTI, ELENCO ADEMPIMENTI NON TASSATIVO

 

Con la sentenza nr. 446/2014 il Tar del Veneto ha stabilito che le informazioni richieste e le prescrizioni impartite dalla Pubblica Amministrazione in materia di spedizioni transfrontaliere di rifiuti non possono essere considerate illegittime per il solo fatto di non trovare previsione espressa all’interno del corpo normativo.

Il caso di specie, vedeva la Regione Veneto che, in seno ad una “notifica generale” avente ad oggetto spedizioni transfrontaliere di rifiuti plurime, aveva imposto delle garanzie ulteriori rispetto a quelle previste ex Regolamento 1013/2006/Ce; segnatamente era stata avanzata richiesta – tra le altre – di indicare la fascia oraria della spedizione, piuttosto che di accompagnare il trasporto con la documentazione attestante la conformità tra rifiuti trasportati e notificati.

Alla luce di questo orientamento giurisprudenziale, pertanto l’elenco delle informazioni di cui il Regolamento in oggetto consente la richiesta non costituisce un elenco tassativo.

bonifiche e proprietario incolpevole

BONIFICHE: NESSUN OBBLIGO PER IL PROPRIETARIO INCOLPEVOLE

Il Consiglio di Stato, in Adunanza Plenaria, con l’ordinanza 21/2013 è intervenuto su un tema assai controverso, segnatamente in materia di obblighi del proprietario del sito non responsabile del caso di contaminazione.

Con tale importante pronuncia, è stato enunciato il principio in base al quale gli interventi di riparazione/messa in sicurezza/bonifica/ripristino gravano esclusivamente sul responsabile della contaminazione; in ultima istanza, laddove il responsabile non possa essere individuato o non provveda, sarà la Pubblica Amministrazione a dover intervenire e provvedere.

Tuttavia, in ragione dei legittimi dubbi di conformità del quadro normativo nazionale (parte IV del D.lgs 152/2006 e s.m.i) rispetto ai principi fondamentali dell’ Unione Europea in materia ambientale, primus inter pares quello del “chi inquina paga”, il CdS ha inoltrato alla Corte di Giustizia Ue apposita questione interpretativa.

In attesa di ulteriori sviluppi, va preso atto della scelta operata dalla massima autorità giurisdizionale amministrativa italiana.

imballaggi nuova direttiva

IMBALLAGGI –NUOVA DIRETTIVA, PRECISAZIONI DALLA UE

 

Con la nuova Direttiva 2013/2/Ue “recante modifica dell’allegato I della Direttiva 94/62/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio sugli imballaggi e rifiuti di imballaggio” pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea l’8 febbraio scorso la Commissione ha precisato il confine tra imballaggi e non imballaggi inserendo nella guida illustrativa (che sostituisce l’allegato I della Direttiva di riferimento n. 94/62/Ce) tutti gli articoli da considerarsi tali in un senso o nell’altro.

Il nuovo elenco così come evidenziato negli esempi illustrativi della Direttiva summenzionata dovrà essere tradotto dagli stati membri con i dovuti provvedimenti di attuazione e nel nostro caso bisognerà porre le opportune modifiche al D.Lgs. 152/2006, e segnatamente all’art. 183 che definisce la nozione di rifiuto.

La Direttiva 2013/2/Ue si pone l’arduo obiettivo di chiarire la definizione di imballaggio attraverso un’armonizzazione interpretativa del quadro normativo di riferimento rivisitando  gli esempi illustrativi già presenti nell’art. 3 della Direttiva madre.

Lo scopo quindi è agevolare gli operatori di settore per una migliore definizione di ciò che è imballaggio e ciò che non lo è.

Nella Direttiva 2013/2/UE vengono identificati come imballaggi le grucce per indumenti (se vendute contestualmente all’indumento) e le pellicole in alluminio che avvolgono materiali flessibili, le spine per compact disk, vasi da fiori per vendita e trasporto, pizzi per torte venduti insieme alle stesse, le capsule per sistemi erogatori bevande (sempre che non siano lasciati vuoti dopo l’uso), le bottiglie di vetro per soluzioni iniettabili ecc…

Per contro non sono considerati imballaggi le cartucce per stampanti, i contenitori dei lumini nel settore funerario, i piatti tazze e bicchieri di plastica usati nell’ambito domestico (diventano imballaggi se progettati e destinati ad essere riempiti nel punto vendita).

Gli stati membri dovranno conformarsi nel termine del 30 settembre 2013 per non incorrere nella procedura di infrazione.

ESEMPI ILLUSTRATIVI PER I CRITERI PREVISTI ALL’ARTICOLO 3, PUNTO 1

Esempi illustrativi per il criterio i)

ARTICOLI CONSIDERATI IMBALLAGGIO

  • Scatole per dolci Pellicola che ricopre le custodie di CD Buste a sacco per l’invio di cataloghi e riviste (contenenti riviste) Pizzi per torte venduti con le torte;
  • Rotoli, tubi e cilindri sui quali è avvolto materiale flessibile (come ad esempio pellicola, fogli di alluminio, carta), eccetto i rotoli, i tubi e i cilindri che sono parti di macchinari di produzione e non sono utilizzati per presentare un prodotto come un’unità di vendita;
  • Vasi da fiori da usare solo per la vendita e il trasporto di piante e non destinati a restare con la pianta per tutta la sua durata di vita;
  • Bottiglie di vetro per soluzioni iniettabili;
  • Spine di contenimento per CD (spindle) (vendute con i CD, non destinate ad essere usate per riporli);
  • Grucce per indumenti (vendute con un indumento);
  • Scatole di fiammiferi;
  • Sistemi di barriera sterili (involucri, vassoi e materiali necessari per preservare la sterilità del prodotto);
  • Capsule per sistemi erogatori di bevande (caffè, cioccolata e latte) che sono lasciate vuote dopo l’uso;
  • Recipienti di acciaio ricaricabili per gas di vario tipo, esclusi gli estintori.

ARTICOLI NON CONSIDERATI IMBALLAGGIO

  • Vasi da fiori destinati a restare con la pianta per tutta la sua durata di vita;
  • Cassette di attrezzi;
  • Bustine da tè;
  • Rivestimenti di cera dei formaggi;
  • Budelli per salsicce;
  • Grucce per indumenti (vendute separatamente);
  • Capsule per sistemi erogatori di caffè, sacchetti di alluminio per caffè e bustine di carta per caffè filtro che si gettano insieme al caffè usato;
  • Cartucce per stampanti Custodie per CD, DVD e videocassette (vendute insieme ai CD, DVD e alle videocassette);
  •  Spine di contenimento per CD (spindle) (venduti vuoti, destinati ad essere usati per custodire i CD);
  • Bustine solubili per detersivi Lumini per tombe (contenitori per candele) Macinini meccanici (integrati in recipienti ricaricabili, ed es. macinapepe ricaricabile).

Esempi illustrativi per il criterio ii)

ARTICOLI CONSIDERATI IMBALLAGGIO

  • Articoli da imballaggio progettati e destinati ad essere riempiti nel punto vendita;
  • Sacchetti o borse di carta o di plastica Piatti e tazze monouso;
  • Pellicola retrattile;
  • Sacchetti per panini;
  • Fogli di alluminio;
  • Pellicola di plastica per gli indumenti lavati nelle lavanderie;

ARTICOLI NON CONSIDERATI IMBALLAGGIO

  • Agitatori;
  • Posate monouso;
  • Carta da imballaggio (venduta separatamente) Forme di carta per prodotti da forno (vendute vuote);
  •  Pizzi per torte venduti senza le torte.

Esempi illustrativi per il criterio iii)

ARTICOLI CONSIDERATI IMBALLAGGIO

  • Etichette fissate direttamente o apposte sul prodotto;
  • Articoli considerati parti di imballaggio;
  • Spazzolini per mascara che fanno parte integrante della chiusura dei recipienti;
  • Etichette adesive apposte su un altro articolo di imballaggio;
  • Graffette Fascette di plastica;
  • Dispositivo di dosaggio che fa parte integrante della chiusura della confezione dei detersivi;
  • Macinini meccanici (integrati in recipienti non ricaricabili, riempiti con un prodotto, ed es. macinapepe contenente pepe);

ARTICOLI NON CONSIDERATI IMBALLAGGIO           

Etichette di identificazione a radiofrequenza (RFID)»

 

 

 

 

modifiche al codice ambientale

IN ARRIVO MODIFICHE AL CODICE AMBIENTALE

 

In data 27 novembre 2012 la Commissione Ambiente della Camera ha approvato alcuni emendamenti al c.d. “testo base” a seguito di un accordo siglato il 20 novembre 2012.

L’iter del summenzionato testo è stato molto travagliato e tortuoso, dopo una serie di “navette” tra Camera e Senato sembra ormai pronto per l’esame in aula con conseguente approvazione definitiva in Senato.

Le norme contenute nel disegno di legge prevedono delle modifiche ad ampio raggio del D.Lgs. 152/2006 Codice dell’Ambiente.

Gli interventi afferiscono principalmente alle autorizzazioni  agli scarichi (aumento della validità dell’autorizzazione da 4 a 6 anni), toccano in maniera massiva la parte sui rifiuti (gerarchia del trattamento, definizione rifiuto organico e compost di qualità, riciclo Pfu e C&D, oli usati, danno ambientale e modifiche, terre e rocce da scavo da miniere dismesse ed esauste, novità in materia Raee, materiali di riporto), nonché sanciscono importanti semplificazioni in materia di Via ed Aia.

Si attende quindi nelle prossime settimane la discussione in assemblea del testo che venne già approvato (prima di subire notevoli emendamenti) nel febbraio scorso.