sanzioni 231 e nuovi delitti ambientali

APPLICAZIONE DELLE SANZIONI “231″ AI NUOVI DELITTI AMBIENTALI

Le sanzioni ex D.lgs. 231/2001 si applicano anche ai cosiddetti “nuovi reati ambientali”, così come previsto dalla legge 68/2015.

A carico delle imprese o degli enti, resisi responsabili dei delitti ambientali indicati a seguire, la normativa sopra citata prevede specifiche sanzioni pecuniarie, correlate alla gravità del fatto, al grado di responsabilità dell’ente ed alle condizioni economico-patrimoniali della persona giuridica.

Per una corretta valutazione relativa alla reale portata delle sanzioni in oggetto, si tenga presente che, ai sensi dell’art. 10 Dlgs 231/2001 il valore della singola quota è compreso tra euro 258 ed euro 1549!!!

- Inquinamento ambientale: da 250 a 600 quote

- Disastro ambientale: da 400 a 800 quote

- Inquinamento ambientale colposo e disastro ambientale colposo: da 200 a 500 quote

- Associazione a delinquere con l’aggravante ambientale: da 300 a 1000 quote

- Traffico e abbandono di materiale radioattivo: da 250 a 600 quote

Altrettanto significativa, per gli operatori del settore, l’applicazione delle sanzioni interdittive che, ai sensi dell’art. 9 Dlgs. 213/2001 seguono alla condanna della persona giuridica per i delitti di inquinamento e disastro ambientale: interdizione dell’esercizio della attività, sospensione o revoca delle autorizzazioni, concessioni, licenze, etc.

Quanto sopra evidenziato speriamo possa indurre l’imprenditoria più attenta a valutare correttamente la realizzazione e l’implementazione di un “corretto modello 231″.

reato di combustione rifiuti

REATO DI COMBUSTIONE DI RIFIUTI

 

La legge di conversione del D.L. 136/2013 “Disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali ed a favorire lo sviluppo delle aree interessate” all’art. 3 introduce il nuovo art. 256 bis del codice dell’ambiente rubricato “combustione di rifiuti” il quale stabilisce che “salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque appicca il fuoco a rifiuti abbandonati ovvero depositati in maniera incontrollata in aree non autorizzate è punito con la reclusione da 2 a 5 anni. Nel caso in cui sia appiccato il fuoco a rifiuti pericolosi, si applica la pena della reclusione da tre a 6 anni” .

Nei commi successivi sono previste delle aggravanti per chi commette il suddetto reato nell’esercizio di un’impresa o comunque un’attività organizzata, ovvero se la combustione si verifica in luoghi interessati da dichiarazioni di stato di emergenza (si pensi alla Terra dei fuochi) nei 5 anni precedenti.

I mezzi di trasporto utilizzati per la commissione del reato de quo sono confiscati salvo che il mezzo appartenga a persona estranea al reato, la quale provi che l’utilizzo del bene sia avvenuta a sua insaputa ed in assenza di un comportamento negligente.

E’ soggetta a confisca financo l’area utilizzata per la combustione se di proprietà dell’autore o del compartecipe del reato; sono fatti salvi i relativ obblighi di bonifica e ripristino dello stato dei luoghi.

E’ evidente che il legislatore abbia voluto applicare una morsa stringente e definitva verso chi si rende responsabile di palesi danni all’ambiente ed all’ecosistema in genere.

 

Bellezze naturali e reati ambientali

REATI AMBIENTALI

Distruzione e deturpamento di bellezze naturali


Nel nostro ordinamento la nozione di paesaggio rientra nell’ambito di tutela di cui all’art. 9 della nostra Carta Costituzionale e, segnatamente al secondo comma laddove si precisa che la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio artistico della Nazione.

Il D.lgs. 22/2004 (Codice dei Beni Ambientali e Culturali) statuisce all’art. 181 la tutela dei beni qui di seguito individuati:

- cose imobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o di singolarità geologica;

- ville, giardini e parchi, non tutelati dalle disposizioni della parte seconda del codice, che si distinguono per la loro non comune bellezza;

- complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale;

- le bellezze panoramiche considerate come quadri e così pure quei punti di vista o di belvedere accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di queste bellezze.

I beni summenzionati sono tutelati financo a livello penalistico dall’art. 734 del nostro codice penale.

Si tratta, in siffatta ipotesi di un reato di danno e non di pericolo, istantaneo e con effetti permanenti; si concreta mediante la realizzazione di costruzioni o in forme diverse, rilevando con ciò qualsiasi condotta che sfoci con la distruzione, l’alterazione ed il deturpamento delle bellezze naturali.

Il Giudice penale, come nel caso del permesso a costruire, può sindacare in via incidentale la legittimità dell’autorizzazione emanata dall’Autorità preposta al vincolo.

E’ configurabile il concorso con la fattispecie di cui all’art. 181 del D.lgs. 42/2004, in considerazione della diversa oggettività giuridica e le lesioni dei beni protetti che rendono applicabili entrambi i reati.