Impianti telefonia mobile

 

Impianti di telefonia mobile, no all’analogia edilizia per tutelare la salute

Le normali costruzioni edilizie non possono essere assimilate agli impianti di telefonia mobile in quanto normalmente non hanno un impatto sul territorio paragonabile a quello degli edifici in cemento armato o muratura.

Tali caratteristiche impongono, quindi, una valutazione separata e distinta del fenomeno, che deve essere compiuta con specifico riferimento alle infrastrutture telefoniche, escludendosi la legittimità di una estensione analogica di una normativa edilizia concepita per altri scopi e diretta a regolamentare altre forme di utilizzazione del territorio.

Per l’installazione degli impianti di telefonia mobile non occorre la concessione edilizia e tantomeno alcuna variante urbanistica; inoltre la loro collocazione deve ritenersi consentita sull’intero territorio comunale, non assumendo carattere ostativo le specifiche destinazioni di zona (residenziale, verde, agricola, etc.) rispetto appunto ad infrastrutture di interesse generale che presuppongono la realizzazione di una rete capillare sul territorio, in quanto la loro localizzazione nelle sole zone espressamente e preventivamente individuate si porrebbe in contrasto proprio con l’esigenza di assicurare l’uniforme erogazione del servizio.

localizzazione impianti carbonfossile

Inquinamento ex art. 27, c. 27 L. n. 99/2009. Insediamento sul territorio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati con carbon fossile.

 

L’art. 27, c. 27 della L. n. 99/2009, al fine di contenere, per quanto possibile, l’emissione nell’ambiente di sostanze inquinanti, appresta una disciplina di favore con riguardo all’insediamento sul territorio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati con carbon fossile, prevedendo che, alla condizione di limitare, nella misura indicata dall’art. 5-bis del decreto-legge n. 5 del 2009, il pregiudizio ambientale connesso a tale fonte di energia, vi si possa procedere in deroga alle vigenti disposizioni di legge nazionali e regionali che prevedono limiti di localizzazione territoriale.

Sul piano delle competenze, la finalità di contenimento del pregiudizio ambientale, comunque correlato agli impianti da carbon fossile, si innesta su una previsione diretta ad incidere su interessi attribuibili alle materie concorrenti della produzione di energia e del governo del territorio: si è, infatti, compiuta una scelta di promozione di una particolare fonte energetica, per mezzo di uno strumento, la deroga ai limiti legislativi di localizzazione, che chiaramente fa leva sull’assetto urbanistico del territorio.

Il legislatore statale, anziché indicare criteri di localizzazione favorevoli alla realizzazione degli impianti in questione, si è spinto fino all’adozione di una generale clausola derogatoria della legislazione regionale, per quanto in un settore ove non emerge la necessità di costruire una rete di impianti collegati gli uni agli altri, e dunque in assenza di un imperativo di carattere tecnico che imponesse un’incondizionata subordinazione dell’interesse urbanistico ad esigenze di funzionalità della rete. Tale tecnica legislativa, proprio in ragione per un verso dell’ampiezza e per altro verso della indeterminatezza dell’intervento operato, necessita di venire ricondotta a proporzionalità in via interpretativa, ciò che la formulazione letterale della norma consente.

Non vengono coinvolte dalla deroga, pertanto, nè la generale normativa regionale di carattere urbanistico, che non abbia ad oggetto gli impianti in questione, o che comunque non si prefigga di impedirne la realizzazione, nè tantomeno le discipline regionali attinenti alle materie di competenza legislativa residuale o concorrente, che siano estranee al governo del territorio.

Moratoria Nucleare

Il Nucleare e la proposta di moratoria recentemente approvata dal Consiglio dei Ministri.

 

Lo scorso 22 marzo il Consiglio dei Ministri ha approvato, la proposta di moratoria di un anno per le scelte relative alla localizzazione delle centrali nucleari in Italia.

Bloccando un decreto legge di fatto la produzione degli atti necessari per realizzare gli impianti nucleari, la moratoria vale solo per le centrali e non per la realizzazione del deposito nazionale delle scorie radioattive, necessario a smaltire il materiale radioattivo prodotto dalle vecchie centrali nucleari italiane.

In realtà quella in questione incarna le tinte di una soluzione escogitata medio tempore per evitare manovre del Governo dirette a creare confusione e stemperare la tensione sociale in vista del referendum del 12 e 13 giugno p.v.

D’altra parte le possibili ragioni giustificative di questa scelta paiono lapalissiane: perpetrare, infatti, con la campagna a favore del nucleare nel momento in cui la Terra viene avvolta dalla nube radioattiva generata dalla centrale di Fukushima sarebbe stato controproducente per la lobby nucleare.

Sotto il profilo dei mass media, invece, c’è da dire che dal punto di vista delle associazioni e dei partiti di opposizione contro il nucleare la moratoria, lungi dal rappresentare un ripensamento della politica energetica da parte del governo, non sarebbe altro che una trappola, un diversivo per creare confusione e salvarsi dal referendum senza mettere a rischio le prossime elezioni amministrative.

Questa stasi molto probabilmente congelerà per qualche tempo gli slogan a favore del nucleare: d’altra parte queste circostanze sono già state disattese e smentite sia dalle notizie che giungono dal Giappone, sia dai provvedimenti adottati dagli altri paesi nuclearizzati come la Germania, dove la cancelliera Angela Merkel  ha disposto la chiusura immediata di sette centrali nucleari e il risoluto abbandono del nucleare entro il 2015, in favore di un nuovo piano energetico che prevede lo sfruttamento di energie rinnovabili.