rumore e azione inibitoria

EMISSIONI SONORE ED AZIONE INIBITORIA

 

Una delle problematiche più diffuse sul territorio nazionale, in materia di rapporti di buon vicinato, è senz’ombra di dubbio quella delle emissioni/immissioni sonore moleste.

Nell’ordinamento italiano la definizione di rumore è rinvenibile nell’art. 844 c.c. secondo il quale i rumori del vicino sono da tollerarsi, laddove non superino la “normale tollerabilità”: la norma pertanto trova applicazione, ogni qualvolta l’immissione impedisca la piena godibilità del bene al suo legittimo proprietario.

Tuttavia, nel caso in cui si volesse procedere ad esercitare una azione di tutela inibitoria nei confronti delle immissioni sonore eccedenti la normale tollerabilità, risulta necessario in prima istanza conoscere gli elementi istituzionali di diritto positivo, unitamente agli orientamenti giurisprudenziali.

Difatti, prima di convocare i funzionari dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, al fine di inviare successivamente un atto di citazione, occorre verificare la tollerabilità o meno della fonte rumorosa.

L’ articolo 844 del codice civile –precedentemente citato- deve essere tenuto in considerazione quando, ormai spesso, si devono andare a bilanciare le diverse esigenze dei proprietari, come –ad esempio- può essere il diritto alla salute, da una parte, rispetto agli interessi legati ad un’attività produttiva dall’altra.

L’argomento viene integrato in ambito giurisprudenziale, indicando la relazione tra il rumore e la situazione ambientale in cui si manifesta, nonché le consuetudini del luogo (cfr. Cass. Civ., sez. II, 12 febbraio 2010, n. 3438).

Ciò porta a considerare come il limite di tollerabilità delle immissioni rumorose non sia legato ad un valore assoluto.

In relazione al contemperamento dei diritti dei proprietari, la Sez. II della Suprema Corte ha avuto modo di individuare come prioritaria, l’esigenza di piena soddisfazione della qualità della vita, rispetto a quelle di un’attività produttiva (Sez. II, 8 marzo 2010, n. 5564).

Ciò implica che il giudice, ogni qual volta qualifichi le immissioni come illecite, egli possa addivenire ad un bilanciamento delle esigenze, solo al fine di adottare i rimedi necessari affinché l’attività produttiva possa proseguire, senza andare ad intaccare il diritto del vicino precedentemente leso.

Il compimento dei rimedi strutturali indispensabili per far cessare le immissioni deve essere il petitum dell’azione esperita dal proprietario del sito danneggiato.

Cumulativamente alla richiesta di cessazione -tecnicamente azione inibitoria- può essere introdotta l’azione di risarcimento, sulla base della responsabilità extracontrattuale o aquiliana ex art. 2043 c.c. Rispetto a tale profilo, il Giudice di Legittimità ha esteso la portata di tale istituto sino a coinvolgere persino la Pubblica Amministrazione!

Difatti, con riferimento ad un caso di immissioni intollerabili, causate dalle attività espletate all’interno di un istituto scolastico Statale nei confronti delle abitazioni contigue, la Corte di Cassazione ha avuto modo di indicare come l’inosservanza dei canoni di diligenza e prudenza nella gestione dei beni appartenenti alla Pubblica Amministrazione può essere denunciata anche a conseguire il risarcimento del danno patrimoniale (Sez. Unite, 6 settembre 2013, n. 20571).

 

 

 

 

 

inquinamento acustico novità in arrivo

INQUINAMENTO ACUSTICO 2.0: IL GOVERNO PUNTA ALL’ UPGRADE NORMATIVA

In arrivo un duplice schema di Decreti legislativi volti ad armonizzare la normativa nazionale in tema di inquinamento acustico, nonchè a semplificare le procedure.

Emanati ai sensi della Legge delega 161 del 30.10.2014, il primo schema punta alla risoluzione delle numerose criticità applicative della disciplina in oggetto, in particolar modo con riferimento ai “valori limite”, nonchè a colmare i vuoti legislativi in materia di rumore in relazione agli impianti eolici, idrosuperfici, elisuperfici, aviosuperfici.

Il secondo schema è rivolto a far convergere maggiormente la disciplina nazionale a quella comunitaria, segnatamente alla Direttiva 2000/14/Ce e al Regolamento 756/2008/Ce.

Viene aumentato il potere di vigilanza dell’ Ispra e potenziato l’impianto sanzionatorio generale.

Particolare attenzione viene dedicata alle macchine rumorose che operano all’aria aperta di provenienza extra-Ue, prive di certificazione e marchiatura comunitaria.

tassa sul rumore

Vi presentiamo IRESA, l’imposta regionale sulle emissioni sonore degli aeromobili

Le Regioni Lazio e Lombardia hanno recentemente approvato l’Imposta Regionale sulle Emissioni Sonore degli Aeromobili.

L’obiettivo di tale nuova introduzione tributaria risulta essere finalizzato alla riduzione dell’inquinamento acustico derivante dal traffico aereo, tuttavia il rischio è che l’ IRESA ricada sulle – già martoriate – tasche degli utenti finali… i viaggiatori.

Ciò che si teme è infatti uno strategico aumento dei prezzi dei biglietti da parte delle compagnie aeree, al fine di compensare il peso economico della nuova tassazione.

Al momento l’Ufficio Studi di Federviaggio ha stimato una ricaduta sul prezzo finale dei biglietti pari a circa €5 per passeggero nelle tratte a medio raggio, €2 per il breve raggio.

AVVOCATO ed INQUINAMENTO: Inquinamento acustico e art. 9, c. 1 L. 447/1995

L’art. 9 primo comma della legge quadro sull’inquinamento acustico n° 447 del 1995 non può essere riduttivamente inteso come una mera riproduzione, nell’ambito della normativa di settore in tema di tutela dall’inquinamento acustico, del generale potere di ordinanza contingibile ed urgente tradizionalmente riconosciuto dal nostro ordinamento giuridico al Sindaco (quale Ufficiale di Governo) in materia di sanità ed igiene pubblica, ma deve essere logicamente e sistematicamente interpretato nel particolare significato che assume all’interno di una normativa dettata – in attuazione del principio di tutela della salute dei cittadini previsto dall’art. 32 della Costituzione – allo scopo primario di realizzare un efficace contrasto al fenomeno dell’inquinamento acustico, tenendo nel dovuto conto il fatto che la Legge n° 447/1995 (nell’art. 2 primo comma lettera “a”) ha ridefinito il concetto di inquinamento acustico, qualificandolo come “l’introduzione di rumore nell’ambiente abitativo o nell’ambiente esterno tale da provocare fastidio o disturbo al riposo ed alle attività umane”, e sancendo espressamente che esso concreta (in ogni caso) “un pericolo per la salute umana”. Conseguentemente, l’utilizzo del particolare potere di ordinanza contingibile ed urgente delineato dall’art. 9 della Legge 26 Ottobre 1995 n° 447 deve ritenersi (“normalmente”) consentito allorquando gli appositi accertamenti tecnici effettuati dalle competenti Agenzie Regionali di Protezione Ambientale rivelino la presenza di un fenomeno di inquinamento acustico, tenuto conto sia che quest’ultimo – ontologicamente (per esplicita previsione dell’art. 2 della stessa Legge n° 447/1995) – rappresenta una minaccia per la salute pubblica, sia che la Legge quadro sull’inquinamento acustico non configura alcun potere di intervento amministrativo “ordinario” che consenta di ottenere il risultato dell’immediato abbattimento delle emissioni sonore inquinanti.

In siffatto contesto normativo, l’accertata presenza di un fenomeno di inquinamento acustico (pur se non coinvolgente l’intera collettività) appare sufficiente a concretare l’eccezionale ed urgente necessità di intervenire a tutela della salute pubblica con l’efficace strumento previsto (soltanto) dall’art. 9 primo comma della più volte citata Legge n° 447/1995.

AVVOCATO ed INQUINAMENTO: Professioni/mestieri rumorosi

Attività di panificazione ed esercizio di mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni dell’autorità.

In materia d’inquinamento acustico, la giurisprudenza ha affermato il principio in base al quale, poichè l’art. 10, comma secondo, della legge n. 447 del 1995 (c.d. legge quadro sull’inquinamento acustico) punisce con sanzione amministrativa

“chiunque, nell’esercizio o nell’impiego di una sorgente fissa o mobile di emissioni sonore, supera i valori di emissione e di immissione di cui all’art. 2, comma primo, lettere e) ed f), fissati in conformità al disposto dell’ari. 3, comma primo, lett. a)”,

stabilendo un limite, oltre il quale l’inquinamento acustico è presunto, mentre l’art. 659, comma secondo, cod pen., punisce “chi esercita una professione o un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni dell’autorità”, data l’identità della situazione considerata dalla norma del codice penale e di quella sanzionata in via amministrativa (peraltro di contenuto più ampio, in quanto riferita a “chiunque”, e non solo a chi eserciti professioni o mestieri per loro natura fonti di rumore), la fattispecie prevista da quest’ultima disposizione – almeno limitatamente “alle prescrizioni della autorità” – si presenta come disposizione speciale ai sensi dell’art. 9 della legge 24 novembre 1981 n. 689, che, in concorrenza con norma penale regolatrice del medesimo fatto, deve essere applicata a preferenza di quella generale.

La disposizione di cui all’art. 659, secondo comma, cod. pen. deve pertanto ritenersi parzialmente depenalizzata, in forza del principio di specialità di cui all’art. 9 legge 24 novembre 1981, n. 689, almeno limitatamente alla condotta costituita dal superamento dei limiti di accettabilità di emissioni sonore derivanti dall’esercizio di professioni o mestieri rumorosi, costituendo tale condotta l’illecito amministrativo di cui all’art. 10, secondo comma, della legge quadro sull’inquinamento acustico n. 447/1995.

Residua invece un circoscritto ambito di applicazione della norma penale di cui all’art. 659, secondo comma, cod. pen. ai soli casi di violazione, nell’esercizio di professioni o mestieri rumorosi, di tutte le disposizioni o prescrizioni diverse da quelle disciplinanti limiti di emissioni o immissioni sonore (ad es., orari consentiti, adozione di particolari accorgimenti e simili).

Fattispecie: all’imputato è stato contestato il reato di cui all’art. 659, secondo comma, cod. pen. per avere esercitato un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni dell’autorità, avendo il compressore utilizzato dal panificio causato un inquinamento acustico superiore al valore previsto dalla normativa vigente. Ma, riguardando l’addebito esclusivamente il superamento dei limiti di emissione del rumore previsti dalla normativa vigente, il fatto ha integrato il solo illecito amministrativo di cui all’art. 10, secondo comma, della legge quadro sull’inquinamento acustico n. 447/1995.

Avvocato ed Inquinamento: Rumore da veicoli

Decreto Legislativo 18 Maggio 2009, n.66

Il suddetto Decreto si riferisce alla disciplina per l’utilizzo di “aerei subsonici civili a reazione”; esso presuppone il divieto dell’utilizzo degli stessi nel momento in cui non presentano i requisiti tecnici richiesti  dall’Allegato 16, vol. 1, parte II, capitolo 3, seconda edizione (1988), Convenzione relativa all’Aviazione civile internazionale, realizzata a Chicago 7 dicembre 1944.

Sono previste eccezioni, accompagnate da deroghe concesse dall’ENAC nel caso di aerei di interesse storico, che prevedono dunque un uso temporaneo degli stessi velivoli:

  • autorizzazione a carattere particolarmente eccezionale
  • voli non a scopo commerciale, altresì per modifica, riparazione

La sanzione a carico dei trasgressori va dai 30.000,00 ai 150.000,00 euro.

Questa disciplina ha dunque abrogato il precedente quadro normativo (D.M. 28 Marzo 1995 e D.M. 29 Ottobre 1999), prevedendo inoltre per l’ENAC l’obbligo di relazionare al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti l’applicazione del nuovo decreto e le relative sanzioni applicate.

AVVOCATO ed INQUINAMENTO: I Limiti delle Emissioni

Fissazione di valori limite di emissione, immissione, di attenzione e qualità, tra la competenza dello Stato e la competenza delle Regioni

La ripartizione dei valori limite in materia di emissione, immissione, attenzione e qualità ha trovato una significativa regolamentazione in una legge del 1995, che ha mostrato una netta preferenza per quanto riguarda e riservando ai comuni mere funzioni esecutive.

Com’è noto, infatti, la legge quadro n. 447 del 1995 ha riservato alla competenza dello Stato la determinazione dei valori limite di emissione, di quelli d’immissione, nonché i valori di attenzione e di qualità, facendo carico ai comuni di adeguare i regolamenti locali di igiene e sanità o di polizia municipale, mediante apposite norme contro l’inquinamento acustico, con particolare riferimento al controllo, al contenimento e all’abbattimento delle emissioni sonore derivanti dalla circolazione degli autoveicoli e dall’esercizio di attività che impiegano sorgenti sonore.

Secondo questo schema, quindi, a nessun ente pubblico territoriale è consentito introdurre categorie diverse ed in contrasto con quelle previste dalla menzionata legge, ovvero valori limite di emissione o immissione dei rumori diversi e comunque inferiori rispetto a quelli stabiliti dal d.P.C.m. 14 novembre 1997.

Peraltro, come ha osservato di recente la Cassazione, questi limiti, il cui contenuto è espressamente, ed in modo inequivoco prefissato dalla legge statale, non comportano, a meno di stravolgerne il significato, che nel loro ambito ai comuni non sia consentita di attuare una più specifica regolamentazione dell’emissione ed immissione dei rumori nel loro territorio e non comportano a maggior ragione che dette amministrazioni non possano disciplinare l’esercizio di professioni, mestieri ed attività rumorose anche con l’istituzione di fasce orarie in cui soltanto possono essere espletati e, sempre nell’ambito del limite dettato dalla legge 447/1995, prendere in considerazione non il dato oggettivo del superamento di una certa soglia di rumorosità (indipendentemente dall’accertamento che sia stato arrecato o meno un effettivo disturbo alle persone), bensì gli effetti negativi di quest’ultima sulle occupazioni o sul riposo delle persone e quindi sulla tranquillità pubblica e/o privata».

In definitiva, se solo il superamento della soglia di rumorosità stabilita nelle fonti nazionali (ovvero regionali) consente l’inibizione generalizzata di una certa attività produttiva è ben possibile che ciascun Comune disciplini in concreto tali attività anche attraverso alcune restrizioni orarie, a prescindere dal superamento delle soglie acustiche regolamentari e secondo criteri di ragionevolezza e di compatibilità con le condizioni ambientali di inserimento delle stesse.

AVVOCATO e INQUINAMENTO: Inquinamento Acustico, Ordinanze sindacali e limiti legislativi

Il potere di ordinanza comunale costituisce espressione della potestà regolaria vota a conformare l’attività privata al rispetto dei limiti di emissione acustica nell’ambito del territorio comunale.

Tale potere conformativo può manifestarsi anche attraverso l’obbligo per il responsabile delle immissioni rumorose di rimodulare l’orario della propria attività fonte delle suddette immissioni. Laddove, nello specifico il provvedimento nel Sindaco imponga l’adozione di adeguate misure di in sonorizzazione, ferma restando nelle more della loro realizzazione, la variazione dell’orario d’apertura, ricorre un’ipotesi di provvedimento (legittimo) idoneo a agarantire la tutela della salute pubblica in ipotesi di inquinamento acustico.

In questo caso anche nel diritto ambientale viene a farsi applicazione dello strumento, ora generalizzato nella l.241/90 del principio di proporzionalità e che nella sua strutturazione più elementare si esteriorizza nella necessità di adeguare i mezzi disponibili dall’amministrazione a garanzia del “risultato” previsto dalla fattispecie astratta.

Peraltro, dal punto di vista formale, bisogna altresì osservare come il provvedimento in questione, sia ammissibile anche laddove carente di un’adeguata motivazione, senza che cioè siano stati adottatti nello specifico i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione.

In questi casi, l’adeguato supporto motivazionale viene desunto dai verbali fonometrici operati dall’USSL, con cui il Comune viene invitato ad adottare provvedimenti idonei ad eliminare la situazione di superamento dei limiti di inquinamento acustico fissati dalla norma; del resto lo stesso superamento dei limiti di legge implica ex se il configurarsi di una situazione di rischio per la salute pubblica che i soggetti preposti al controllo sono tenuti a rimuovere attraverso l’unico mezzo a disposizione.

Proprio questa considerazione spinge a ritenere la motivazione per relationem del tutto sufficiente ad integrare il rispetto dell’obbligo di legge, soprattutto laddove il potere di ordinanza si correli al potere del responsabile delle immissioni rumorose di rimodulare l’orario della propria attività fonte delle suddette immissioni.