emissioni dei frantoi

FRANTOI ED EMISSIONI IN ATMOSFERA

La Legge n. 98 del 2013, anche detta del “Fare”,  ha introdotto importanti strumenti per la crescita economica e per l’efficienza giudiziaria, ma dispone anche e soprattutto nell’ambito delle semplificazioni, in particolar modo per ciò che riguarda il regime amministrativo autorizzatorio.

In questo senso va vista l’integrazione dei frantoi, degli impianti di essiccazione di materiali vegetali e delle cantine nell’elenco degli impianti e attività che non sono sottoposti a regime autorizzatorio ai fini delle emissioni in atmosfera, previsto dall’allegato IV della Parte V del D.Lgs n. 152 del 2006.

La Corte di Cassazione (Sentenza n. 2999 del 20.1.2017) ha prontamente recepito le nuove disposizioni, andando ad annullare senza rinvio una sentenza del Tribunale di Benevento, che aveva disposto la condanna di un responsabile di un frantoio per immissioni non autorizzate in atmosfera, in quanto “il fatto non è previsto dalla legge come reato”.

rumore e azione inibitoria

EMISSIONI SONORE ED AZIONE INIBITORIA

 

Una delle problematiche più diffuse sul territorio nazionale, in materia di rapporti di buon vicinato, è senz’ombra di dubbio quella delle emissioni/immissioni sonore moleste.

Nell’ordinamento italiano la definizione di rumore è rinvenibile nell’art. 844 c.c. secondo il quale i rumori del vicino sono da tollerarsi, laddove non superino la “normale tollerabilità”: la norma pertanto trova applicazione, ogni qualvolta l’immissione impedisca la piena godibilità del bene al suo legittimo proprietario.

Tuttavia, nel caso in cui si volesse procedere ad esercitare una azione di tutela inibitoria nei confronti delle immissioni sonore eccedenti la normale tollerabilità, risulta necessario in prima istanza conoscere gli elementi istituzionali di diritto positivo, unitamente agli orientamenti giurisprudenziali.

Difatti, prima di convocare i funzionari dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, al fine di inviare successivamente un atto di citazione, occorre verificare la tollerabilità o meno della fonte rumorosa.

L’ articolo 844 del codice civile –precedentemente citato- deve essere tenuto in considerazione quando, ormai spesso, si devono andare a bilanciare le diverse esigenze dei proprietari, come –ad esempio- può essere il diritto alla salute, da una parte, rispetto agli interessi legati ad un’attività produttiva dall’altra.

L’argomento viene integrato in ambito giurisprudenziale, indicando la relazione tra il rumore e la situazione ambientale in cui si manifesta, nonché le consuetudini del luogo (cfr. Cass. Civ., sez. II, 12 febbraio 2010, n. 3438).

Ciò porta a considerare come il limite di tollerabilità delle immissioni rumorose non sia legato ad un valore assoluto.

In relazione al contemperamento dei diritti dei proprietari, la Sez. II della Suprema Corte ha avuto modo di individuare come prioritaria, l’esigenza di piena soddisfazione della qualità della vita, rispetto a quelle di un’attività produttiva (Sez. II, 8 marzo 2010, n. 5564).

Ciò implica che il giudice, ogni qual volta qualifichi le immissioni come illecite, egli possa addivenire ad un bilanciamento delle esigenze, solo al fine di adottare i rimedi necessari affinché l’attività produttiva possa proseguire, senza andare ad intaccare il diritto del vicino precedentemente leso.

Il compimento dei rimedi strutturali indispensabili per far cessare le immissioni deve essere il petitum dell’azione esperita dal proprietario del sito danneggiato.

Cumulativamente alla richiesta di cessazione -tecnicamente azione inibitoria- può essere introdotta l’azione di risarcimento, sulla base della responsabilità extracontrattuale o aquiliana ex art. 2043 c.c. Rispetto a tale profilo, il Giudice di Legittimità ha esteso la portata di tale istituto sino a coinvolgere persino la Pubblica Amministrazione!

Difatti, con riferimento ad un caso di immissioni intollerabili, causate dalle attività espletate all’interno di un istituto scolastico Statale nei confronti delle abitazioni contigue, la Corte di Cassazione ha avuto modo di indicare come l’inosservanza dei canoni di diligenza e prudenza nella gestione dei beni appartenenti alla Pubblica Amministrazione può essere denunciata anche a conseguire il risarcimento del danno patrimoniale (Sez. Unite, 6 settembre 2013, n. 20571).

 

 

 

 

 

novità sostanze pericolose emissioni e veicoli pesanti

Novità ambientali in attuazione della normativa comunitaria!!!

In data 28 febbraio 2014 il consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva tre importanti decreti legislativi, attuativi delle Direttive Ue in materia di Aee (2011/65/Ce), emissioni industriali (2010/75/Ue) e tassazione degli autoveicoli pesanti (2011/76/Ce).

Le principali novità contenute nei citati decreti riguardano:

- Apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE): allargamento del divieto di utilizzo di sostanze pericolose e maggiore garanzia in tema di conformità dei prodotti;

-Emissioni industriali: autorizzazione integrata per TUTTE le installazioni industriali complesse, applicazione diretta delle “BAT” (migliori tecnologie disponibili) Ue, nuova disciplina specifica per gli impianti di incenerimento dei rifiuti;

-Tassazione dei veicoli pesanti: introduzione di eco-pedaggi per gli autoveicoli pesanti di trasporto merci su specifici tratti stradali.

Sono altresì attesi una serie di provvedimenti collegati a quelli recentemente promanati, relativamente all’allineamento della normativa europea in tema di RAEE e quella di prevenzione degli incidenti rilevanti (cd “Seveso”).

deposito sotterraneo anidride carbonica

Cattura e stoccaggio della Co2: le deroghe al codice ambientale


Con l’entrata in vigore del Dlgs 162/2011 le attività di Ccs vengono autorizzate in deroga a iniettare CO2 nel sottosuolo; la CO2 raccolta e trasportata secondo quest’ordine di idee fuoriesce dalla normativa sui rifiuti, rientrando in un alternativo specchio disciplinare.

Con l’istantanea entrata in vigore dell’atteso decreto legislativo sul deposito geologico di biossido di carbonio all’indomani della sua pubblicazione (G.u. del 4 ottobre 2011 n. 231) l’Italia entra ufficialmente tra i paesi che adottano la tecnologia «CCS» (acronimo di «Capture & Storage of CO2», ossia cattura e stoccaggio di CO2), tecnologia che permette di iniettare direttamente nel terreno i flussi di anidride carbonica emessi dagli impianti produttivi per ridurre l’impatto degli stessi gas (a effetto serra) sull’atmosfera.

Il cit. d.lgs. 14 settembre 2011 n. 162 attua sul piano nazionale le prescrizioni recate dalla direttiva 2009/31/Ce, consentendo il deposito sotterraneo permanente di anidride carbonica tramite iniezioni di miscele composte per almeno l’85% di C02 in specifiche formazioni geologiche sotterranee individuate in aree del territorio nazionale, della zona economica esclusiva e della piattaforma continentale, a esclusione della colonna d’acqua.

Ammesse nelle miscele le sostanze necessarie ad aumentarne sicurezza e monitoraggio delle iniezioni viene correlativamente bandita la presenza di rifiuti o altro materiale di smaltimento.

Nelle more dell’individuazione da parte del Minambiente delle aree in cui potranno essere localizzati i siti di stoccaggio, già a partire dal 5 ottobre 2011 (data di entrata in vigore del dlgs 162/2011) il dicastero è impegnato a rilasciare a operatori in linea con determinati requisiti tecnici e finanziari delle licenze di esplorazione e autorizzazione allo stoccaggio provvisorie.

Tali licenze, valide per un triennio e rinnovabili per due, consentiranno alle imprese del settore di avviare una fase sperimentale di iniezione in zone individuate da una banca dati gestita dal Minsviluppo e previa valutazione di impatto ambientale.

Le opere necessarie all’esplorazione sono dal nuovo d.lgs. 162/2011 dichiarate di pubblica utilità ai sensi del dpr 327/2001 (provvedimento quadro sulle espropriazioni), dotando i titolari delle licenze di particolari poteri nel caso le attività interessino suoli di proprietà privata altrui.

Peraltro oltre alle dirette modifiche dell’articolo 104 (Parte III in materia di scarichi) e dell’articolo 185 (esclusione della raccolta e del trasporto della CO2 dal campo di applicazione della Parte IV sui rifiuti) del Dlgs 152/2006, il cit. art. 35 del Dlgs 162/2011 entrato in vigore il 5 ottobre 2011 interviene in maniera e piena in tutte le tematiche disciplinate dal “Codice ambientale”.

Nello specifico della disciplina e con particolare riferimenti ai criteri di riparto la competenza in materia di Via sulle attività di esplorazione, le condutture e gli impianti di cattura di CO2 viene spartita tra Stato e Regioni tramite intervento negli allegati della Parte II; ai fini dell’autorizzazione alle emissioni in atmosfera (Parte V), si prevede che i grossi impianti di combustione debbano presentare una relazione che comprovi la disponibilità di siti di stoccaggio.

Il rispetto del Dlgs 162/2011 entra infine a far parte della disciplina in materia di danno ambientale (Parte VI).

 

emissioni odorigene giurisprudenza

Emissioni idonee a creare molestie

In tema di emissioni idonee a creare molestie alle persone, bisogna rilevare che l’elemento oggettivo del reato di cui all’art. 674, seconda parte, c.p. afferma che esse possono certamente ricondursi ad una delle tre tipologie indicate dalla norma incriminatrice (gas, vapori, fumo). Parimenti, è stata ritenuta la loro capacità offensiva in considerazione della indubbia idoneità di tali emissioni ad arrecare molestia alle persone, dovendosi far rientrare nel concetto di “molestia” tutte quelle situazioni di fastidio, disagio, disturbo e comunque di “turbamento della tranquillità e della quiete”, che producono “un impatto negativo, anche psichico, sull’esercizio delle normali attività quotidiane di lavoro e di relazione”.

In tale prospettiva, è stato affermato che può costituire “molestia” anche il semplice arrecare alle persone preoccupazione ed allarmi generalizzati circa possibili danni alla loro salute provocati dalle esalazioni stesse (cfr., ex multis, Cass. Sez. 3, 1/12/2005 n. 3678, Giusti; Sez. 3, 12/5/2003 n. 20755, Di Grado ed altri; Sez. 3, 9/10/2007 n. 2475, Alghisi ed altro).

Deve, a tale riguardo, ribadirsi che la contravvenzione di cui all’art. 674 c.p. costituisce reato di pericolo, per cui non è necessario che sia determinato un effettivo nocumento alle persone, essendo sufficiente l’attitudine concreta delle emissioni ad offenderle o molestarle nel senso sopra precisato, purché, ovviamente, le emissioni di esalazioni maleodoranti non presentino un carattere del tutto momentaneo ed abbiano un sicuro impatto negativo (cfr. Cass. Sez. 3, 21/3/1998 n. 3531, Terrile; Sez. 3, 14/1/2000 n. 407, Samengo).

Nei rari casi in cui non esistano precisi limiti tabellari fissati dalla legge, ovvero in tutti i casi in cui non esiste una predeterminazione normativa, è affidata al giudice penale, che può basarsi anche su dichiarazioni testimoniali, purché non risolventisi in apprezzamenti meramente soggettivi, la valutazione della tollerabilità consentita, alla stregua delle conseguenze che le emissioni producono sull’esercizio delle normali attività quotidiane di lavoro e di relazione.

Tale valutazione deve operarsi secondo criteri di “stretta tollerabilità” (cfr. , in tal senso, Cass. Sez. 3, 5/6/2007 n. 21814, Pierangeli; Sez. 3, 10/10/2006 n. 33971, Bortolato), “dovendo ritenersi riduttivo ed inadeguato il riferimento alla normale tollerabilità fissato dall’art. 844 c.c., che appare inidoneo ad approntare una protezione adeguata all’ambiente ed alla salute umana, attesa la sua portata individualistica e non collettiva” (cfr. Cass. Sez. 3, sentenza Alghisi citata).

In quest’ottica devono essere, pertanto, riguardate le c.d. “molestie olfattive”, dal momento che non esiste una normativa statale che preveda disposizioni specifiche e valori – limite in materia di odori, materia sicuramente diversa da quella concernente l’inquinamento atmosferico.

L’assenza di una normativa di settore e di standards fissati dalla legge non può, tuttavia, condurre alla conclusione ritenere un vuoto normativo laddove non esistano precisi limiti tabellari fissati dalla legge.

In tali ipotesi, infatti, deve trovare applicazione l‘art. 674 c.p., con individuazione del parametro di legalità nel criterio della “stretta tollerabilità”.

AVVOCATO ED ENERGIA: liberalizzazione del mercato

A seguito dell’emanazione del d.lgs. n.79/99, il mercato elettrico italiano, ed in particolare il mercato di produzione dell’energia, è stato oggetto di liberalizzazione; ne è scaturito un sistema che consente a chiunque sia in possesso di determinati requisiti, ed abbia conseguito una apposita autorizzazione, di produrre energia elettrica, connettersi alla rete nazionale e vendere nel mercato l’energia prodotta.

Affinché tale sistema possa operare in maniera efficiente è necessario che la rete elettrica nazionale sia gestita da un soggetto estraneo agli interessi dei singoli produttori, ai quali deve essere assicurato un trattamento imparziale in ordine all’accesso alla rete stessa.

Il legislatore ha pertanto stabilito di sottrarre ad Enel, proprietaria della rete, la gestione di questa, ed ha deciso di affidare tale incombenza ad una società appositamente costituita: Terna s.p.a.

Fra i compiti che competono a quest’ultima vi è quello di garantire la sicurezza del sistema: poiché l’energia elettrica è un bene che non può essere immagazzinato e stoccato (se non per minimi quantitativi), è necessario che, istante per istante, la quantità di energia che viene caricata sulla rete dai produttori, sia pari alla quantità di energia che viene via via prelevata dai consumatori. La quantità di energia elettrica immessa giorno per giorno nella rete dipende, in prima battuta, dall’entità della domanda e dell’offerta come risultanti dalle contrattazioni che si svolgono nel mercato elettrico del giorno prima (MGP). In tale mercato, che si svolge quotidianamente, i produttori e gli acquirenti si accordano per la vendita e l’acquisto della quantità di energia necessaria al soddisfacimento della domanda relativa al giorno successivo.

Poiché tuttavia la quantità di energia immessa in rete, istante per istante, dai produttori non coincide perfettamente con la quantità consumata, è necessario un intervento da parte del Gestore della Rete atto a riequilibrare il sistema.

Terna garantisce tale equilibrio attraverso l’espletamento di un apposito servizio: il servizio di dispacciamento. Nella pratica il Gestore della rete stipula contratti con soggetti specificamente abilitati, titolari di impianti denominati unità di produzione o di consumo, i quali si obbligano a immettere e/o a prelevare energia elettrica secondo le disposizioni impartite dal Gestore stesso, cosicché sia costantemente assicurato l’equilibrio del sistema, e cioè sia garantito che la quantità di energia immessa nella rete, sia costantemente pari alla quantità prelevata.

I contratti sopra citati vengono stipulati in un apposito mercato dell’energia elettrica, denominato mercato per i servizi di dispacciamento (MSD)

AVVOCATO ED INQUINAMENTO: Attuazione della direttiva 2008/50/Ce e inquinamento

Novità legislative nell’ordinamento italiano.

La regolamentazione giuridica della qualità dell’aria ha subito rilevanti modifiche per via del decreto legislativo di attuazione della direttiva 2008/50/Ce sulla qualità dell’aria ambiente, decreto affidato al consiglio dei ministri dalla legge 88/2009, approvato dal medesimo in prima lettura il 13 maggio 2010 e dal 3 giugno scoro all’esame del Parlamento per i necessari pareri.

Anzitutto la riforma avrà come obiettivo la suddivisione delle Regioni e Province autonome di competenza del loro territorio in zone ed agglomerati, e ciò in base ai criteri di densità emissiva, caratteristiche orografiche e meteo – climatiche, nonché grado di climatizzazione.

In ogni area così determinata dovranno essere effettuate a cura dei medesimi Enti e utilizzando stazioni conformi a nuovi standard tecnici, le misurazioni sulla qualità dell’aria.

All’esito delle misurazioni in base ai livelli di inquinamento riscontrati ed ai valori limiti imposti dal decreto in gremium, gli Enti pubblici di competenza sapranno quali provvedimenti adottare per ridurre rischi per l’ambiente e per la salute umana.

Inoltre, viene previsto un obbligo generale imposto alla pubblica amministrazione e avente ad oggetto di garantire la migliore qualità dell’aria ambientale compatibile con lo sviluppo sostenibile. Oltre tale obiettivo, peraltro, il superamento dei valori/limite farà scattare l’obbligo di adozione da parte delle Regioni di graduali misure ad hoc, misure che dovranno agire direttamente sulle sorgenti di emissione avanti influenza sulle aree interessate.

Nell’ambito degli interventi preventivi, poi sarà altresì possibile per la pubblica amministrazione imporre ai gestori di attività ad alto potenziale di inquinamento atmosferico l’installazione di stazioni di rilevamento dell’inquinamento.

Infine, oltre alla limitazione della circolazione dei veicoli a motore, le misure potranno prevedere l’imposizione di più stringenti valori limite di emissione, delle prescrizioni particolari per l’esercizio e la localizzazione di impianti industriali, di trattamento di rifiuti con emissioni in atmosfera. Infine, potranno essere adottate prescrizioni limitative per le attività svolte tramite cantieri, macchine mobili, veicoli commerciali pesanti per il trasporto, navi, attività agricole di spandimento effluenti di allevamento.

AVVOCATO ed INQUINAMENTO: Macchine all’aperto

La direttiva europea e le modifiche conseguentemente derivate dalla 2005/88/CE hanno identificato delle azioni, a carico dei fabbricanti, finalizzate alla riduzione del rumore prodotto dalle macchine e dalle attrezzature da lavoro localizzate all’aperto; attraverso queste due norme comunitarie sono state definite alcune azioni principali quali la regolamentazione dei limiti e delle norme relative all’emissione acustica, la revisione delle procedure di valutazione della conformità e del livello sonoro nonchè la raccolta dei dati sulle emissioni sonore prodotte da queste macchine.

Le singole disposizioni nazionali hanno individuato, per le differenti tipologie di attrezzature, i valori di emissione e la potenza sonora garantita, le procedure, la documentazione tecnica e i dati sull’emissione acustica necessari per l’attestazione di conformità alle direttive indicate.

La norma europea 98/37/CE e la recente direttiva 2006/42/CE riguardanti le macchine, hanno previsto che soddisfino i requisiti essenziali di sicurezza relativi alla progettazione e che, quindi, il medesimo costruttore, nell’analisi dei rischi, prenda in esame quelli dovuti all’emissione di rumore aereo attuando tutte le misure ritenute necessarie per la loro limitazione.

Considerando dunque le nuove disposizioni in materia di macchine, saranno raggruppati ed analizzati i principali adempimenti previsti in capo al fabbricante, per garantire che i livelli delle emissioni nell’ambiente siano rispondenti a quelli riportati nella dichiarazione di conformità e individuabili dalla marcatura CE.

AVVOCATO ed INQUINAMENTO: Acque, la depurazione

depurazione-acqua-domestica

L’acqua è elemento indispensabile di ogni attività umana; dopo essere stata utilizzata, e quindi inquinata da varie sostanze di origini differenti, deve essere fatta defluire in un corso, nel sottosuolo in seguito ad un trattamento opportuno.

Le acque si distinguono in :

  • urbane: si contraddistinguono a loro volta in acque nere (da servizi igienici) e bianche (da lavaggi o cucine)
  • industriali
  • metereologiche: diventano inquinate in seguito al contato con i suoli

Bisogna dunque individuare, prima di tutto, la natura degli agenti inquinanti delle acque.

  • Agenti non bioreagenti (sabbie, oli)
  • Agenti bioreagenti

Per poter depurare le acque è importante determinare degli indici:

  • Carico organico, ovvero la quantità di ossigeno utile alla conversione della sostanza organica putrescibile
  • Quantità d’acqua considerata
  • Concentrazione di sostanze inquinanti

Una volta individuata la procedura per la dispersione dell’inquinante, bisogna predisporre dei sistemi per la depurazione delle acque di prima pioggia, attraverso:

  • localizzazione delle sorgenti
  • calcolo del volume delle acque di prima pioggia
  • trattamento delle acque meteoriche

Le acque saranno raccolte dunque in vasche, dove verrà favorito il procedimento di sedimentazione delle sostanze solide ed in seguito saranno inviate altrove per separare gli idrocarburi.

AVVOCATO ed INQUINAMENTO: Professioni/mestieri rumorosi

Attività di panificazione ed esercizio di mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni dell’autorità.

In materia d’inquinamento acustico, la giurisprudenza ha affermato il principio in base al quale, poichè l’art. 10, comma secondo, della legge n. 447 del 1995 (c.d. legge quadro sull’inquinamento acustico) punisce con sanzione amministrativa

“chiunque, nell’esercizio o nell’impiego di una sorgente fissa o mobile di emissioni sonore, supera i valori di emissione e di immissione di cui all’art. 2, comma primo, lettere e) ed f), fissati in conformità al disposto dell’ari. 3, comma primo, lett. a)”,

stabilendo un limite, oltre il quale l’inquinamento acustico è presunto, mentre l’art. 659, comma secondo, cod pen., punisce “chi esercita una professione o un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni dell’autorità”, data l’identità della situazione considerata dalla norma del codice penale e di quella sanzionata in via amministrativa (peraltro di contenuto più ampio, in quanto riferita a “chiunque”, e non solo a chi eserciti professioni o mestieri per loro natura fonti di rumore), la fattispecie prevista da quest’ultima disposizione – almeno limitatamente “alle prescrizioni della autorità” – si presenta come disposizione speciale ai sensi dell’art. 9 della legge 24 novembre 1981 n. 689, che, in concorrenza con norma penale regolatrice del medesimo fatto, deve essere applicata a preferenza di quella generale.

La disposizione di cui all’art. 659, secondo comma, cod. pen. deve pertanto ritenersi parzialmente depenalizzata, in forza del principio di specialità di cui all’art. 9 legge 24 novembre 1981, n. 689, almeno limitatamente alla condotta costituita dal superamento dei limiti di accettabilità di emissioni sonore derivanti dall’esercizio di professioni o mestieri rumorosi, costituendo tale condotta l’illecito amministrativo di cui all’art. 10, secondo comma, della legge quadro sull’inquinamento acustico n. 447/1995.

Residua invece un circoscritto ambito di applicazione della norma penale di cui all’art. 659, secondo comma, cod. pen. ai soli casi di violazione, nell’esercizio di professioni o mestieri rumorosi, di tutte le disposizioni o prescrizioni diverse da quelle disciplinanti limiti di emissioni o immissioni sonore (ad es., orari consentiti, adozione di particolari accorgimenti e simili).

Fattispecie: all’imputato è stato contestato il reato di cui all’art. 659, secondo comma, cod. pen. per avere esercitato un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni dell’autorità, avendo il compressore utilizzato dal panificio causato un inquinamento acustico superiore al valore previsto dalla normativa vigente. Ma, riguardando l’addebito esclusivamente il superamento dei limiti di emissione del rumore previsti dalla normativa vigente, il fatto ha integrato il solo illecito amministrativo di cui all’art. 10, secondo comma, della legge quadro sull’inquinamento acustico n. 447/1995.