AVVOCATO ED ENERGIA: liberalizzazione del mercato

A seguito dell’emanazione del d.lgs. n.79/99, il mercato elettrico italiano, ed in particolare il mercato di produzione dell’energia, è stato oggetto di liberalizzazione; ne è scaturito un sistema che consente a chiunque sia in possesso di determinati requisiti, ed abbia conseguito una apposita autorizzazione, di produrre energia elettrica, connettersi alla rete nazionale e vendere nel mercato l’energia prodotta.

Affinché tale sistema possa operare in maniera efficiente è necessario che la rete elettrica nazionale sia gestita da un soggetto estraneo agli interessi dei singoli produttori, ai quali deve essere assicurato un trattamento imparziale in ordine all’accesso alla rete stessa.

Il legislatore ha pertanto stabilito di sottrarre ad Enel, proprietaria della rete, la gestione di questa, ed ha deciso di affidare tale incombenza ad una società appositamente costituita: Terna s.p.a.

Fra i compiti che competono a quest’ultima vi è quello di garantire la sicurezza del sistema: poiché l’energia elettrica è un bene che non può essere immagazzinato e stoccato (se non per minimi quantitativi), è necessario che, istante per istante, la quantità di energia che viene caricata sulla rete dai produttori, sia pari alla quantità di energia che viene via via prelevata dai consumatori. La quantità di energia elettrica immessa giorno per giorno nella rete dipende, in prima battuta, dall’entità della domanda e dell’offerta come risultanti dalle contrattazioni che si svolgono nel mercato elettrico del giorno prima (MGP). In tale mercato, che si svolge quotidianamente, i produttori e gli acquirenti si accordano per la vendita e l’acquisto della quantità di energia necessaria al soddisfacimento della domanda relativa al giorno successivo.

Poiché tuttavia la quantità di energia immessa in rete, istante per istante, dai produttori non coincide perfettamente con la quantità consumata, è necessario un intervento da parte del Gestore della Rete atto a riequilibrare il sistema.

Terna garantisce tale equilibrio attraverso l’espletamento di un apposito servizio: il servizio di dispacciamento. Nella pratica il Gestore della rete stipula contratti con soggetti specificamente abilitati, titolari di impianti denominati unità di produzione o di consumo, i quali si obbligano a immettere e/o a prelevare energia elettrica secondo le disposizioni impartite dal Gestore stesso, cosicché sia costantemente assicurato l’equilibrio del sistema, e cioè sia garantito che la quantità di energia immessa nella rete, sia costantemente pari alla quantità prelevata.

I contratti sopra citati vengono stipulati in un apposito mercato dell’energia elettrica, denominato mercato per i servizi di dispacciamento (MSD)

AVVOCATO ED INQUINAMENTO: Attuazione della direttiva 2008/50/Ce e inquinamento

Novità legislative nell’ordinamento italiano.

La regolamentazione giuridica della qualità dell’aria ha subito rilevanti modifiche per via del decreto legislativo di attuazione della direttiva 2008/50/Ce sulla qualità dell’aria ambiente, decreto affidato al consiglio dei ministri dalla legge 88/2009, approvato dal medesimo in prima lettura il 13 maggio 2010 e dal 3 giugno scoro all’esame del Parlamento per i necessari pareri.

Anzitutto la riforma avrà come obiettivo la suddivisione delle Regioni e Province autonome di competenza del loro territorio in zone ed agglomerati, e ciò in base ai criteri di densità emissiva, caratteristiche orografiche e meteo – climatiche, nonché grado di climatizzazione.

In ogni area così determinata dovranno essere effettuate a cura dei medesimi Enti e utilizzando stazioni conformi a nuovi standard tecnici, le misurazioni sulla qualità dell’aria.

All’esito delle misurazioni in base ai livelli di inquinamento riscontrati ed ai valori limiti imposti dal decreto in gremium, gli Enti pubblici di competenza sapranno quali provvedimenti adottare per ridurre rischi per l’ambiente e per la salute umana.

Inoltre, viene previsto un obbligo generale imposto alla pubblica amministrazione e avente ad oggetto di garantire la migliore qualità dell’aria ambientale compatibile con lo sviluppo sostenibile. Oltre tale obiettivo, peraltro, il superamento dei valori/limite farà scattare l’obbligo di adozione da parte delle Regioni di graduali misure ad hoc, misure che dovranno agire direttamente sulle sorgenti di emissione avanti influenza sulle aree interessate.

Nell’ambito degli interventi preventivi, poi sarà altresì possibile per la pubblica amministrazione imporre ai gestori di attività ad alto potenziale di inquinamento atmosferico l’installazione di stazioni di rilevamento dell’inquinamento.

Infine, oltre alla limitazione della circolazione dei veicoli a motore, le misure potranno prevedere l’imposizione di più stringenti valori limite di emissione, delle prescrizioni particolari per l’esercizio e la localizzazione di impianti industriali, di trattamento di rifiuti con emissioni in atmosfera. Infine, potranno essere adottate prescrizioni limitative per le attività svolte tramite cantieri, macchine mobili, veicoli commerciali pesanti per il trasporto, navi, attività agricole di spandimento effluenti di allevamento.

AVVOCATO ed INQUINAMENTO: CANNE FUMARIE

L’art. 5 co. 9 del D.P.R. n. 412/93, non toccato dalla parziale abrogazione disposta dall’art. 16 co. 2 del D.Lgs. n. 192/05, come sostituito dall’art. 7 del D.Lgs. n. 311/06, stabilisce che gli impianti termici siti negli edifici costituiti da più unità immobiliari devono essere collegati ad appositi camini, canne fumarie o sistemi di evacuazione dei prodotti di combustione, con sbocco sopra il tetto dell’edificio alla quota prescritta dalla regolamentazione tecnica vigente, nei seguenti casi:

  • nuove installazioni di impianti termici, anche se al servizio delle singole unità immobiliari;
  • ristrutturazioni di impianti termici centralizzati;
  • ristrutturazioni della totalità degli impianti termici individuali appartenenti ad uno stesso edificio;
  • trasformazioni da impianto termico centralizzato a impianti individuali;
  • impianti termici individuali realizzati dai singoli previo distacco dall’impianto centralizzato.

In deroga a tale previsione di carattere generale, la stessa norma dispone che la regola dello sbocco sopra il tetto dell’edificio possa non venire applicata nell’ipotesi di singole ristrutturazioni di impianti termici individuali già esistenti, siti in stabili plurifamiliari, qualora nella versione iniziale non dispongano già di camini, canne fumarie o sistemi di evacuazione dei prodotti della combustione con sbocco sopra il tetto dell’edificio, funzionali ed idonei o comunque adeguabili alla applicazione di apparecchi con combustione asservita da ventilatore, ovvero di nuove installazioni di impianti termici individuali in edificio assoggettato dalla legislazione nazionale o regionale vigente a categorie di intervento di tipo conservativo, precedentemente mai dotato di alcun tipo di impianto termico, a condizione che non esista camino, canna fumaria o sistema di evacuazione fumi funzionale ed idoneo, o comunque adeguabile allo scopo (in ambedue le ipotesi, purché si adottino generatori di calore che, per i valori di emissioni nei prodotti della combustione, appartengano alla classe meno inquinante prevista dalla norma tecnica UNI EN 297).

Ai fini della deroga la norma non annette autonoma rilevanza all’ipotetica impossibilità tecnica di portare gli scarichi oltre la copertura dell’edificio.

Né la deroga può ritenersi consentita dal Regolamento edilizio comunale, che in materia di scarichi dei fumi degli impianti termici fa rinvio al D.P.R. n. 412/93; ovvero dalla circolare della Direzione ambiente del 1 aprile 2004, che a sua volta rinvia alle soprastanti norme regolamentari statali e comunali per l’individuazione dei casi di deroga all’obbligo di scarico sopra il tetto, richiedendone la certificazione da parte del progettista incaricato; o, ancora, dalla circolare c.d. “Nencioni”, la quale, nella parte in cui introduce fra i motivi di “autoderoga” allo scarico sul tetto la impossibilità di realizzare la canna fumaria su facciata principale, arbitrariamente effettua una sorta di bilanciamento fra i diversi interessi tutelati dalle disposizioni normative che vengono in considerazione nella fattispecie, ponendosi in diretto contrasto con quelle di cui al D.P.R. n. 412/93, e dovendo perciò essere disapplicata.

3.1.2. Se, dunque, l’impossibilità tecnica di per sé non giustifica l’applicazione della deroga, insuscettibile di interpretazione estensiva o analogica al di fuori dei casi contemplati dall’art. 5 co. 9, l’accertata difformità dell’impianto a servizio dell’immobile di proprietà dalle prescrizioni in materia di progettazione ed installazione stabilite dal D.P.R. n. 412/93, in attuazione dell’art. 4 della legge n. 10/91, autorizza l’esercizio dei poteri riconosciuti all’amministrazione dall’art. 33 della medesima legge ed, in particolare, l’adozione dell’ordine di adeguamento dell’impianto, senza che in contrario rilevino le precedenti valutazioni di conformità.

AVVOCATO ed ENERGIA: Approvvigionamento

“Misure urgenti per garantire la sicurezza di approvvigionamento di energia elettrica nelle isole maggiori”

(G.U. del 26 gennaio 2010, n.20)

Il decreto stabilisce un nuovo servizio per la sicurezza, valido per gli anni 2010/2011/2012, nella zona di Sardegna e Sicilia.; esso ha lo scopo di garantire la riduzione della richiesta di energia elettrica nelle suddette aree nazionali, come indicato dalla società Terna Spa.

Avrà dunque, l’autorità per l’energia elettrica  e il gas, potere decisionale in merito alle condizioni del servizio, secondo i criteri espressi dal decreto indicato, affidando inoltre, alla società indicata, la determinazioni entro 40 giorni  dalla data di entrata in vigore del decreto, del possibile incremento di connessione con l’estero (come indicato dall’art. 32, legge n.99/2009) connesso all’aumento della potenza disponibile a riduzione del proprio prelievo dalla rete  di parte dei clienti finali, con conseguente regolamentazione delle procedure.

L’incremento non potrà, in ogni caso,  superare i 500 MW.

AVVOCATO E RIFIUTI: Abbandono

Il terzo comma dell’art.192 D.Lgs.152/06 prevede che chiunque viola il divieto di cui al comma 1, di abbandono e di deposito incontrollati di rifiuti,

“è tenuto a procedere alla rimozione, all’avvio a recupero o allo smaltimento dei rifiuti ed al ripristino dello stato dei luoghi in solido con il proprietario e con i titolari di diritti reali o personali di godimento sull’area, ai quali tale violazione sia imputabile a titolo di dolo o colpa, in base agli accertamenti effettuati, in contraddittorio con i soggetti interessati, dai soggetti preposti al controllo”.

La norma in esame risulta riproduttiva di analoga disposizione già contenuta nell’art.12 D.Lgs22/97, abrogata proprio dal D.Lgs.152/06.

Secondo quanto previsto dalla norma, oltre alla diretta responsabilità dell’autore dell’illecito, l’ordine di rimozione può essere esteso in solido anche al proprietario o titolare di altro diritto reale o di godimento dell’area, purché la violazione gli sia imputabile a titolo di dolo o colpa.

Sul punto è da registrare l’orientamento ormai consolidato della Giurisprudenza Amministrativa sulla necessarietà del preventivo accertamento dell’esistenza dell’elemento soggettivo del dolo o della colpa in capo al titolare dell’area:

“l’ordinanza sindacale emanata dall’amministrazione locale è illegittima se adottata senza il dovuto e preventivo accertamento della responsabilità e/o della corresponsabilità del proprietario del terreno, nei confronti del quale non è ipotizzabile una responsabilità oggettiva per violazione di un obbligo generico di vigilanza”.

Tale principio si applica anche a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 192 del d.lg. 3 aprile 2006 n. 152, dal momento che tale articolo, non soltanto riproduce il tenore dell’abrogato art. 14 sopra citato, con riferimento alla necessaria imputabilità a titolo di dolo o colpa, ma in più integra il precedente precetto, precisando che l’ordine di rimozione può essere adottato esclusivamente in base agli accertamenti effettuati, in contraddittorio con i soggetti interessati, dai soggetti preposti al controllo.

Peraltro nella peculiare ipotesi in cui l’abbandono abusivo dei rifiuti non pericolosi avvenga in prossimità dell’area stradale, è stato ritenuto illegittimo l’ordine di rimozione intimato nei confronti dell’ente gestore quando non risulti riscontrabile un profilo soggettivo.

La giurisprudenza amministrativa ha infatti affermato che “ai fini dell’imposizione dell’obbligo di rimozione di rifiuti, non è sufficiente una generica « culpa in vigilando ” .

Inoltre in una fattispecie analoga ai sensi dell’art. 14 del D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22 (c.d. decreto Ronchi – v. oggi l’art. 192 del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152), l’ordine di rimozione di rifiuti abbandonati presuppone l’accertamento della responsabilità da illecito in capo al destinatario, occorrendo che sussista un atteggiamento di volontà dell’effetto ovvero un comportamento negligente, imprudente od affetto da imperizia, dovendosi viceversa escludere la sussistenza dell’obbligo di smaltimento a carico del proprietario incolpevole, che sia ritenuto responsabile sulla base di un principio presuntivo di responsabilità aquiliana c.d. oggettiva, analogo a quello di cui agli artt. 2048-2053 cod. civ.

Ai fini della legittimità dell’ordine di rimozione di rifiuti abbandonati, l’Amministrazione deve dare adeguata dimostrazione, attraverso un’istruttoria completa ed esauriente, che la discarica o l’inquinamento sia avvenuto in un’area ben individuata ed appartenente in modo certo ad un determinato soggetto imputabile per dolo o colpa; in particolare deve dimostrare che, in concreto, da parte degli interessati vi sia stato un comportamento quantomeno colposo, da valutare alla stregua degli ordinari criteri di imputazione, senza, cioè, l’imposizione di una soglia di diligenza superiore all’ordinario ovvero l’imposizione di un dovere di vigilanza attiva di difficile praticabilità, come nel caso, ad esempio, di un fondo aperto che, per la sua attitudine produttiva e la sua ubicazione appartata, si palesa particolarmente esposto.

AVVOCATO ed ENERGIA: Efficienza energetica

Decisione 2009/954/CE del Consiglio del 30 novembre 2009,  firma e conclusione della Commissione europea dello “Statuto della Partnership internazionale per cooperazione energetica (IPEEC)” e del “Memorandum relativo all’istituzione presso l’Agenzia internazionale dell’energia del segretariato della Partnership internazionale per la cooperazione dell’efficienza energetica

(G.U.C.E.L del 16 dicembre 2009, n. 330)

Attraverso questa decisione, la Comunità europea ha approvato lo statuto della Partnership internazionale per la cooperazione sull’efficienza energetica (IPEEC); è stato approvato a Roma il 24 maggio 2009 e regola l’organismo con la finalità di agevolare le azioni che determinano un aumento dell’efficienza energetica, con approvazione del memorandum relativo all’istituzione presso l’Agenzia internazionale dell’energia del segretariato della partnership internazionale per la cooperazione sull’efficienza energetica.

La suddetta definisce i principi generali per l’organizzazione del segretariato e contiene le disposizioni del personale e le procedure di assunzione, nonché gli aspetti finanziari e  le procedure di bilancio

AVVOCATO e RIFIUTI: Smaltimento amianto senza autorizzazione

L’art. 30, co. 7 d.lvo 22/97 impone l’obbligo di iscrizione al vecchio Albo nazionale delle imprese esercenti servizi di smaltimento dei rifiuti solo alle ditte che intendono svolgere le attività di smaltimento descritte nel art. 2 del D.P.R. n. 915/82, mentre nessun obbligo di iscrizione è previsto per le ditte che svolgono attività di bonifica.

L’art. 6 del D.L.vo n. 22/97 definisce nelle lettere g) ed n) le attività di smaltimento e di bonifica, differenziandole tra loro.

Tale disposto, peraltro, riproduce con riferimento, tra le altre, alle imprese che effettuano attività di bonifica dei beni contenenti amianto, l’obbligo di cui all’art. 5 del D.L. n. 662/1996, i cui effetti sono stati fatti salvi dall’art. 1 della L. 11.11.1996 n. 575.

L’obbligo di iscrizione all’Albo Nazionale per le imprese di bonifica dall’amianto, peraltro, era già previsto dalla normativa previgente all’entrata in vigore del D.L.vo n. 22/97, sicché esso non poteva che riferirsi all’Albo Nazionale già esistente e non al nuovo Albo istituito dal testo unico citato.

Orbene, alla luce della rilevata continuità normativa tra le disposizioni che hanno imposto l’obbligo di iscrizione alle imprese di bonifica dall’amianto, risulta pienamente applicabile a queste ultime il disposto di cui all’art. 30, co. 7, del D.L.vo n. 22/97, secondo cui: “in attesa dell’emanazione dei decreti di cui ai commi 2 e 3, continuano ad operare, rispettivamente il Comitato nazionale e le Sezioni regionali dell’Albo nazionale delle imprese esercenti servizi di smaltimento dei rifiuti di cui all’art. 1 del decreto legge 31 agosto 1987 n. 361, convertito, con modificazioni dalla legge 29 ottobre 1987 n. 441”.

Inoltre tale disposto circa la ultrattività operativa degli organismi esistenti trova un riscontro di carattere generale nella norma di chiusura di cui all’art. 57, co. 1 del decreto legislativo citato, secondo cui: “le norme regolamentari e tecniche che disciplinano la raccolta, il trasporto e lo smaltimento del rifiuti restano in vigore sino all’adozione delle specifiche norme adottate in attuazione del presente decreto. A tal fine ogni riferimento ai rifiuti tossici e nocivi si deve intendere riferito ai rifiuti pericolosi”.

E’ appena il caso di rilevare a proposito del citato disposto come l’attività di recupero dell’amianto da altri materiali e di successiva messa in sicurezza rientra nella nozione di raccolta dei rifiuti secondo la definizione di cui all’art. 6, co. 1 lett. e), del D.L.vo n. 22/97.
Per completezza di esame va aggiunto, infine, che ai sensi dell’art. 30, co. 4, del decreto legislativo “L’iscrizione”…- sostituisce l’autorizzazione all’esercizio delle attività dl raccolta di trasporto, di commercio e di intermediazione dei rifiuti” sicché sì palesa evidente che, mancando l’iscrizione all’Albo, resta operante l’obbligo di munirsi della autorizzazione prescritta in via generale dalla legge.

CONSULENZA LEGALE AMBIENTALE: “EcoAvvocati”, gli specialisti del Diritto Ambientale

Benvenuto in STUDIO LEGALE AMBIENTALE,

in questo blog, Avvocati e specialisti si occuperanno dell’analisi e dell’aggiornamento costante di uno dei più complessi ed attuali rami della legislazione nazionale ed internazionale:

“Diritto dell’ambiente” o “Diritto Ambientale

Il team di giuristi e tecnici specializati dello Studio Legale P&S Milano,  ha creato questo valido strumento e ne curerà l’aggiornamento costante, soffermandosi in modo particolare sui temi legati alla Tutela dell’Ambiente, Energia, Rifiuti ed Inquinamento.

TUTTI gli associati dello Studio hanno conseguito Master post laurea in diritto ambientale presso le migliori università italiane, mantenendo nel tempo  il target primario della specializzazione infrasettoriale e dell’ aggiornamento a ciclo continuo.

Lo Studio si avvale inoltre della collaborazione e della consulenza tecnica di prestigiosi studi tecnici professionali al fine di ottenere la migliore sinergia tra il know how tecnico-giuridico e quello tecnico-scientifico; in particolare, nel settore EHS (ambiente-salute-sicurezza) è stato creato un team di esperti tecnici e giuridici  di comprovata esperienza accademica ed operativa.

Il team di ECOAVVOCATI arricchirà il contenuto di interessanti articoli di carattere tecnico-giuridico e non solo, oltre a piccoli “vademecum” relativi agli adempimenti ambientali previsti dalla normativa nazionale ed internazionale vigenti e molto altro.

Lo spazio è dedicato sia ai soggetti interessati professionalmente alla materia (avvocati, legal advisors, consulenti tecnici e professionisti vari) sia agli appassionati alle tematiche ambientali.

 

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