edifici a energia quasi zero

EDIFICI A “ENERGIA QUASI ZERO”, RACCOMANDAZIONE (UE) 2016/1318 della Commissione del 29.7.2016

 

Questa Raccomandazione predispone indirizzi utili per la implementazione rapida e efficace degli edifici a energia quasi zero e per assicurare che, entro il 2020, tutti gli edifici di nuova costruzione siano a energia quasi zero.

La Raccomandazione (UE)2016/1318 é frutto di un’indubbia preoccupazione per l’applicazione della Direttiva 2010/31/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 19  19 maggio 2010 sulla prestazione energetica nell’edilizia.

Il principale obiettivo di questa Direttiva era migliorare le prestazioni energetiche degli edifici europei, in modo tale da contenere la produzione e conseguente consumo di energia e ridurre l’inquinamento nelle zone piú densamente popolate.

Per raggiungere il predetto scopo, si fissavano requisiti minimi di prestazione energetica per gli edifici di nuova costruzione e per gli edifici giá esistenti soggetti a ristrutturazioni rilevanti. Inoltre, nell’art. 9, si stabilivano i termine per portare a compimento questa politica di riforma energetica: “a) entro il 31 dicembre 2020 tutti gli edifici di nuova costruzione siano edifici a energia quasi zero; e b) a partire dal 31 dicembre 2018 gli edifici di nuova costruzione occupati da enti pubblici e di proprietà di questi ultimi siano edifici a energia quasi zero”.

Nonostante la progressiva recezione della Direttiva da parte degli Stati Membri, la situazione attuale é ancora lontana dal raggiungere gli obiettivi della Direttiva.

Effetivamente, oggigiorno il parco immobiliare é tuttavia obsoleto e poco efficiente energeticamente; inoltre, gli interventi di miglioramento e rinnovazione, sulla linea imposta dalla Direttiva, procedono a rilento, causando un marcato ritardo nella tabella di marcia europea.

A parte i problemi relazionati con l’adeguamento energetico degli edifici, sono sorte divergenze interpretative relative al concetto, pilastro della Direttiva, di “edificio a energia quasi zero”, che, ex art. 2.2, viene definito “edificio ad altissima prestazione energetica, determinata conformemente all’allegato I. Il fabbisogno energetico molto basso o quasi nullo dovrebbe essere coperto in misura molto significativa da energia da fonti rinnovabili, compresa l’energia da fonti rinnovabili prodotta in loco o nelle vicinanze”.

Sono emerse, dunque, problematiche d’interpretazione in relazione ai concetti indefiniti dell’articolo suddetto – come, per esempio, “altissima” prestazione o “molto basso” o “molto significativo” –  al momento del recepimento da parte di ogni Stato Membro, che, pressoché soggetivamente, ha tradotto nella legislazione nazionale.

Per far fronte alle preoccupazioni anteriormente illustrate, la Raccomandazione predispone cinque orientamenti concreti che gli Stati Membri dovrebbero incorporare nelle loro politiche energetiche per portare a termine gli obiettivi della Direttiva.

      i.         “Si raccomanda agli Stati membri di adoperarsi più a fondo per attuare completamente e far rispettare le disposizioni della direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia affinché tutti gli edifici di nuova costruzione siano a energia quasi zero entro i termini stabiliti dalla direttiva stessa”.

     ii.         Si sollecitano gli Stati Membri a redigere definizioni di “edificio a energia quasi zero” altamente specifiche e sufficientemente chiare.

   iii.         Per controllare il procedimento di adeguamento degli edifici, si consiglia di imporre sanzioni in caso di ritardo o mala pratica.

   iv.         “Si raccomanda un collegamento più stretto tra le politiche, le misure e gli obiettivi in materia di edifici a energia quasi zero”. A questo fine, la Commissione ha messo a disposizione degli Stati membri un modello per facilitare la comparabilità e l’analisi dei piani.

     v.         Si esortano gli Stati Membri ad elaborare politiche specifiche di riforma energetica degli edifici, ad un ritmo piú elevato e con un grado di stabilitá maggiore.

Visto che il settore edilizio é in continua espansione ed é tra i principali responsabili del consumo energetico europeo, la Commissione, attraverso questa serie di raccomandazione, ha voluto richiamare l’attenzione degli Stati Membri su una problematica ambientale ancora troppo radicata nella maggioranza dei territori europei.

*Articolo a cura di Carlotta Faccioli

importazione acqua

IMPORTAZIONE E COMMERCIALIZZAZIONE ACQUA IN BOTTIGLIA

La Commissione Europea con comunicato del 30 settembre 2010 ha diffidato l’Italia ad uniformarsi alla Direttiva 98/83/Ce sulla “Qualità delle acque destinate al consumo umano” recepita in Italia dal D.lgs. 31/2002.

Stando a quanto affermato dalla Commissione l’italia imporrebbe limiti e restrizioni ingiustificate creando ostacoli alla commercializzazione ed importazione dell’acqua in bottiglia falsando così le norme sulla libera circolazione delle merci.

In questo comunicato la Commissione ritiene che la rigidità delle norme statuite dalla Direttiva europea non autorizzi gli stati membri ad imporre controlli ulteriori sulle acque in bottiglia già autorizzate da altri stati membri.

In definitiva l’acqua italiana risulta essere fin troppo sicura rispetto al dettato della Direttiva 98/83/Ce costituendo così un ostacolo insormontabile per gli importatori di acqua in bottiglia destinata al consumo umano non classificata né come acqua minerale naturale né come acqua di sorgente.

La Commissione ha concesso, vieppiù, un termine di 2 mesi al nostro paese per adeguarsi alla normativa europea.

Il comunicato del 30 settembre assuma la forma del parere motivato secondo quanto previsto dalla procedura europea nei casi di infrazione.

Qualora l’Italia non dovesse comunicare le misure e gli accorgimenti necessari per allinearsi agli standard europei potrà essere deferita dalla Commissione alla Corte di Giustizia europea.