autorizzazioni ambientali semplificazioni

ECCO I TAGLI ALLA BUROCRAZIA AMBIENTALE

Con il recentissimo Decreto Legge 24 giugno 2014, n. 91, intitolato “Disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l’efficientamento energetico dell’edilizia scolastica ed universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese”, il Governo ha introdotto una serie importante di “tagli” alla cosiddetta ECO-BUROCRAZIA.

Segnatamente, queste le modifiche principali:

1) Recupero rifiuti semplificato: esteso alle operazioni di recupero dei “beni a fine vita” svolte in base alle norme comunitarie sull’ “end of waste” (ferro, acciaio, alluminio, vetro, rame).

Pertanto, il regime semplificato prevede l’avvio delle attività decorsi 90 giorni dalla semplice comunicazione all’ente provinciale, in sostituzione della preventiva autorizzazione regionale.

2) Bonifica semplificata: possibilità di riutilizzo dei siti contaminati successivamente alla riduzione dei valori inquinanti per la sola matrice suolo.

Inoltre è stato introdotto il principio del silenzio-assenso in tema di dichiarazione dell’avvenuto abbattimento dei valori inquinanti da parte degli operatori intervenuti.

3) Poteri di ordinanza degli enti locali in materia di rifiuti: i poteri previsti dall’art. 191 del Codice Ambiente in capo a Presidenti di Regione, Provincia e Sindaci sono stati allargati a ricomprendere non solo i casi di “necessità” di tutela della pubblica salute e dell’ambiente, ma anche in semplice presenza di “grave e concreto pericolo” di lesione di tali interessi.

Sarà altresì possibile operare la requisizione degli impianti di gestione rifiuti e l’utilizzo temporaneo del personale impiegato.

4) Valutazione di Impatto Ambientale: E’ stato riformulato il concetto di “progetto” da sottoporre a VIA.

E’ stata altresì prevista l’emanazione in tempi brevi di un Dm ministeriale in merito ai criteri ed alle soglie per lo “screening” dei progetti regionali.

5) Sistri: entro Agosto 2014 il Ministero dell’Ambiente dovrà garantire la interoperatività del sistema informatico e la sostituzione dei “token”

Sono inoltre state inserite disposizioni innovative in tema di combustione di materiali agricoli, ritenuti leciti purchè effettuati in piccoli cumuli ed in quantitativo massimo giornaliero inferiore ai 3 metri cubi per ettaro, nelle aree stabilite dai sindaci, nei periodi stabiliti dalla Regione.

Infine un cenno alle apparecchiature con sostanze osono-lesive: la dismissione obbligatoria dei sistemi antincendio è stata prorogata al 12 gennaio 2015.

bruciare residui vegetali

BRUCIARE RESIDUI VEGETALI COSTITUISCE REATO

Con una recente nota, la n. 3673 dell’ 8 aprile 2014, il Comando provinciale della Forestale di Avellino ha ribadito che, l’attività consistente nel bruciare residui vegetali, sfalci, potature derivanti da attività agricola integra gli estremi della contravvenzione penale ex art. 256 D. lgs. 152/2006, ovverosia di “gestione non autorizzata“.

Tale condotta è sanzionata con l’arresto da 3 mesi ad un anno, o l’ammenda da € 2.600 ad € 26.000.

Tale interpretazione normativa si fonda sulla considerazione che, al di fuori del ristretto campo delle eccezioni indicate dall’articolo 185 (Codice Ambiente), i materiali sopra menzionati quand’anche di origine vegetale, sono considerati “rifiuti”, con la conseguenza che dare luogo a combustione degli stessi in assenza di autorizzazione, nel sito di produzione, integra il reato di cui sopra.

Interessante altresì ricordare che, la Legge nr. 6/2014 ha introdotto nel nostro ordinamento il reato di combustione illecita di rifiuti, applicabile anche ai rifiuti vegetali laddove abbandonati in maniera incontrollata.

Il regime sanzionatorio in questo caso prevede la reclusione da 2 a 5 anni, che vede un incremento della forbice edittale da 3 a 6 anni in caso di rifiuti pericolosi.

Unica eccezione, i materiali vegetali di provenienza da aree verdi (giardini, parchi) ed aree cimiteriali, in questo caso la condotta di combustione in assenza di autorizzazione costituisce semplice illecito amministrativo, punito con sanzione pecuniaria (da € 300 ad  € 3.000)

reato di combustione rifiuti

REATO DI COMBUSTIONE DI RIFIUTI

 

La legge di conversione del D.L. 136/2013 “Disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali ed a favorire lo sviluppo delle aree interessate” all’art. 3 introduce il nuovo art. 256 bis del codice dell’ambiente rubricato “combustione di rifiuti” il quale stabilisce che “salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque appicca il fuoco a rifiuti abbandonati ovvero depositati in maniera incontrollata in aree non autorizzate è punito con la reclusione da 2 a 5 anni. Nel caso in cui sia appiccato il fuoco a rifiuti pericolosi, si applica la pena della reclusione da tre a 6 anni” .

Nei commi successivi sono previste delle aggravanti per chi commette il suddetto reato nell’esercizio di un’impresa o comunque un’attività organizzata, ovvero se la combustione si verifica in luoghi interessati da dichiarazioni di stato di emergenza (si pensi alla Terra dei fuochi) nei 5 anni precedenti.

I mezzi di trasporto utilizzati per la commissione del reato de quo sono confiscati salvo che il mezzo appartenga a persona estranea al reato, la quale provi che l’utilizzo del bene sia avvenuta a sua insaputa ed in assenza di un comportamento negligente.

E’ soggetta a confisca financo l’area utilizzata per la combustione se di proprietà dell’autore o del compartecipe del reato; sono fatti salvi i relativ obblighi di bonifica e ripristino dello stato dei luoghi.

E’ evidente che il legislatore abbia voluto applicare una morsa stringente e definitva verso chi si rende responsabile di palesi danni all’ambiente ed all’ecosistema in genere.