novità sostanze pericolose emissioni e veicoli pesanti

Novità ambientali in attuazione della normativa comunitaria!!!

In data 28 febbraio 2014 il consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva tre importanti decreti legislativi, attuativi delle Direttive Ue in materia di Aee (2011/65/Ce), emissioni industriali (2010/75/Ue) e tassazione degli autoveicoli pesanti (2011/76/Ce).

Le principali novità contenute nei citati decreti riguardano:

- Apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE): allargamento del divieto di utilizzo di sostanze pericolose e maggiore garanzia in tema di conformità dei prodotti;

-Emissioni industriali: autorizzazione integrata per TUTTE le installazioni industriali complesse, applicazione diretta delle “BAT” (migliori tecnologie disponibili) Ue, nuova disciplina specifica per gli impianti di incenerimento dei rifiuti;

-Tassazione dei veicoli pesanti: introduzione di eco-pedaggi per gli autoveicoli pesanti di trasporto merci su specifici tratti stradali.

Sono altresì attesi una serie di provvedimenti collegati a quelli recentemente promanati, relativamente all’allineamento della normativa europea in tema di RAEE e quella di prevenzione degli incidenti rilevanti (cd “Seveso”).

localizzazione impianti carbonfossile

Inquinamento ex art. 27, c. 27 L. n. 99/2009. Insediamento sul territorio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati con carbon fossile.

 

L’art. 27, c. 27 della L. n. 99/2009, al fine di contenere, per quanto possibile, l’emissione nell’ambiente di sostanze inquinanti, appresta una disciplina di favore con riguardo all’insediamento sul territorio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati con carbon fossile, prevedendo che, alla condizione di limitare, nella misura indicata dall’art. 5-bis del decreto-legge n. 5 del 2009, il pregiudizio ambientale connesso a tale fonte di energia, vi si possa procedere in deroga alle vigenti disposizioni di legge nazionali e regionali che prevedono limiti di localizzazione territoriale.

Sul piano delle competenze, la finalità di contenimento del pregiudizio ambientale, comunque correlato agli impianti da carbon fossile, si innesta su una previsione diretta ad incidere su interessi attribuibili alle materie concorrenti della produzione di energia e del governo del territorio: si è, infatti, compiuta una scelta di promozione di una particolare fonte energetica, per mezzo di uno strumento, la deroga ai limiti legislativi di localizzazione, che chiaramente fa leva sull’assetto urbanistico del territorio.

Il legislatore statale, anziché indicare criteri di localizzazione favorevoli alla realizzazione degli impianti in questione, si è spinto fino all’adozione di una generale clausola derogatoria della legislazione regionale, per quanto in un settore ove non emerge la necessità di costruire una rete di impianti collegati gli uni agli altri, e dunque in assenza di un imperativo di carattere tecnico che imponesse un’incondizionata subordinazione dell’interesse urbanistico ad esigenze di funzionalità della rete. Tale tecnica legislativa, proprio in ragione per un verso dell’ampiezza e per altro verso della indeterminatezza dell’intervento operato, necessita di venire ricondotta a proporzionalità in via interpretativa, ciò che la formulazione letterale della norma consente.

Non vengono coinvolte dalla deroga, pertanto, nè la generale normativa regionale di carattere urbanistico, che non abbia ad oggetto gli impianti in questione, o che comunque non si prefigga di impedirne la realizzazione, nè tantomeno le discipline regionali attinenti alle materie di competenza legislativa residuale o concorrente, che siano estranee al governo del territorio.

deposito sotterraneo anidride carbonica

Cattura e stoccaggio della Co2: le deroghe al codice ambientale


Con l’entrata in vigore del Dlgs 162/2011 le attività di Ccs vengono autorizzate in deroga a iniettare CO2 nel sottosuolo; la CO2 raccolta e trasportata secondo quest’ordine di idee fuoriesce dalla normativa sui rifiuti, rientrando in un alternativo specchio disciplinare.

Con l’istantanea entrata in vigore dell’atteso decreto legislativo sul deposito geologico di biossido di carbonio all’indomani della sua pubblicazione (G.u. del 4 ottobre 2011 n. 231) l’Italia entra ufficialmente tra i paesi che adottano la tecnologia «CCS» (acronimo di «Capture & Storage of CO2», ossia cattura e stoccaggio di CO2), tecnologia che permette di iniettare direttamente nel terreno i flussi di anidride carbonica emessi dagli impianti produttivi per ridurre l’impatto degli stessi gas (a effetto serra) sull’atmosfera.

Il cit. d.lgs. 14 settembre 2011 n. 162 attua sul piano nazionale le prescrizioni recate dalla direttiva 2009/31/Ce, consentendo il deposito sotterraneo permanente di anidride carbonica tramite iniezioni di miscele composte per almeno l’85% di C02 in specifiche formazioni geologiche sotterranee individuate in aree del territorio nazionale, della zona economica esclusiva e della piattaforma continentale, a esclusione della colonna d’acqua.

Ammesse nelle miscele le sostanze necessarie ad aumentarne sicurezza e monitoraggio delle iniezioni viene correlativamente bandita la presenza di rifiuti o altro materiale di smaltimento.

Nelle more dell’individuazione da parte del Minambiente delle aree in cui potranno essere localizzati i siti di stoccaggio, già a partire dal 5 ottobre 2011 (data di entrata in vigore del dlgs 162/2011) il dicastero è impegnato a rilasciare a operatori in linea con determinati requisiti tecnici e finanziari delle licenze di esplorazione e autorizzazione allo stoccaggio provvisorie.

Tali licenze, valide per un triennio e rinnovabili per due, consentiranno alle imprese del settore di avviare una fase sperimentale di iniezione in zone individuate da una banca dati gestita dal Minsviluppo e previa valutazione di impatto ambientale.

Le opere necessarie all’esplorazione sono dal nuovo d.lgs. 162/2011 dichiarate di pubblica utilità ai sensi del dpr 327/2001 (provvedimento quadro sulle espropriazioni), dotando i titolari delle licenze di particolari poteri nel caso le attività interessino suoli di proprietà privata altrui.

Peraltro oltre alle dirette modifiche dell’articolo 104 (Parte III in materia di scarichi) e dell’articolo 185 (esclusione della raccolta e del trasporto della CO2 dal campo di applicazione della Parte IV sui rifiuti) del Dlgs 152/2006, il cit. art. 35 del Dlgs 162/2011 entrato in vigore il 5 ottobre 2011 interviene in maniera e piena in tutte le tematiche disciplinate dal “Codice ambientale”.

Nello specifico della disciplina e con particolare riferimenti ai criteri di riparto la competenza in materia di Via sulle attività di esplorazione, le condutture e gli impianti di cattura di CO2 viene spartita tra Stato e Regioni tramite intervento negli allegati della Parte II; ai fini dell’autorizzazione alle emissioni in atmosfera (Parte V), si prevede che i grossi impianti di combustione debbano presentare una relazione che comprovi la disponibilità di siti di stoccaggio.

Il rispetto del Dlgs 162/2011 entra infine a far parte della disciplina in materia di danno ambientale (Parte VI).

 

emissioni maleodoranti

Emissioni maleodoranti (Art. 674 c.p. e art. 844 c.c.)

 

 

Il fatto che l’ordinamento italiano non preveda una specifica disciplina in tema di tollerabilità degli odori, non significa affatto che le imprese non abbiano alcun obbligo di contenere le emissioni maleodoranti, soprattutto quando esse assumano caratteristiche tali da produrre effettivi e non secondari disagi alle persone.

Pertanto, “il reato previsto dalla seconda parte dell’art.674 c.p. (emissioni di gas, di vapori o di fumo) può essere integrato dalle emissioni maleodoranti qualora queste abbiano carattere non momentaneo e siano capaci di provocare un impatto negativo, anche solo a livello psichico, sulle attività lavorative e di relazione delle persone.

Ciò detto, per le attività produttive occorre distinguere l’ipotesi che siano svolte senza autorizzazione (perché non prevista o perché non richiesta o ottenuta) oppure in conformità alle previste autorizzazioni. Nella prima ipotesi, il contrasto con gli interessi protetti dalla disposizione di legge vanno valutati secondo criteri di “stretta tollerabilità” senza poter fare riferimento alla “normale tollerabilità” delle persone quale si ricava dal contenuto dell’art.844 c.c.

Occorre, in altre parole, procedere ad una libera e attenta valutazione delle conseguenze che le emissioni producono sull’area esterna all’azienda e sulle persone che vi abitano o comunque operano.

Quando, l’attività produttiva si svolga secondo le prescritte autorizzazioni, si è in presenza di una situazione che può assumere rilevanza penale solo nella ipotesi che si verifichino contrasti con la disciplina vigente (lettura, questa, che dà concreta e puntuale applicazione all’espressione “nei casi non consentiti dalla legge”).

In particolare, la giurisprudenza ha fissato il principio interpretativo secondo cui non sussiste rilevanza penale delle emissioni quando esse siano inferiori ai limiti previsti da generali disposizioni normative o dalle autorizzazioni in concreto rilasciate.

Al di sotto di tali limiti, dunque, le emissioni non integrano forme di responsabilità penale e possono solo dare corso all’eventuale applicazione della disciplina fissata dal citato art.844 c.c. ed anche le decisioni che dal mancato superamento dei limiti, fissati non fanno discendere in modo inevitabile la non rilevanza penale della condotta, hanno cura di precisare che la tutela dei diritti delle persone non può spingersi, in presenza di legittime autorizzazioni rilasciate all’impresa, oltre il livello della concreta esigibilità dell’adozione di misure atte a prevenire ed evitare potenziali lesioni o effettive conseguenze dannose.

Si sostiene, in altri termini, che una responsabilità può sussistere anche all’interno dei limiti, fissati qualora l’azienda non adotti quegli accorgimenti tecnici ragionevolmente utilizzabili per ulteriormente abbattere l’impatto sulla realtà esterna.