società svizzere e albo gestori ambientali

CHIARIMENTI IN ORDINE AL TRATTAMENTO DI RECIPROCITA’ UE/CONFEDERAZIONE SVIZZERA EX ART. 10 comma 2 a) DM 120/2014

Con la circolare nr. 987 del 26 ottobre 2016, l’ Albo Nazionale Gestori Ambientali ha apportato chiarimenti in relazione alla possibilità, da parte delle imprese della Confederazione svizzera, di poter svolgere servizi in territorio italiano.

Il Comitato nazionale dell’Albo ha precisato le imprese svizzere, intenzionate a svolgere attività sottoposta alla regolamentazione dell’Albo Gestori Ambientali, dovranno essere iscritte allo stesso, con la limitazione di poter svolgere un unico servizio di durata non superiore a 90 giorni di lavoro effettivo per anno civile, così come previsto dall’art. 5 della L. 364/2000.

Infatti, proprio tale norma richiamata, intitolata “Accordo tra la Comunità europea ed i suoi stati membri, da una parte e la Confederazione svizzera dall’altra, sulla libera circolazione delle persone”, prevede la possibilità per le rispettive società di esercitare attività sui reciproci territori per una prestazione di durata non superiore ai 90 giorni per anno civile.

Albo gestori ambientali e capacità finanziaria

CHIARIMENTI DELL’ALBO GESTORI AMBIENTALI IN ORDINE ALLA “CAPACITA’ FINANZIARIA”

Tramite la circolare 18 giugno 2012 n . 809, il Comitato nazionale dell’Albo gestori ambientali è intervenuto sulla questione dell’adeguamento della capacità finanziaria.

Sarà possibile, per le imprese di trasporto rifiuti iscritte nelle categorie che vanno dalla 1 alla 5 -prima della delibera 3/2012- richiedere dunque l’adeguamento, utilizzando il modello di comunicazione di variazione dell’iscrizione.

L’emanazione di tale provvedimento è stata resa necessaria, a seguito della delibera n.3 del 14/3/2012 , in cui erano stati aggiornati i requisiti di capacità finanziaria necessari alla iscrizione delle imprese di raccolta e trasporto nelle categorie sopra menzionate.

AVVOCATO e RIFIUTI: Smaltimento amianto senza autorizzazione

L’art. 30, co. 7 d.lvo 22/97 impone l’obbligo di iscrizione al vecchio Albo nazionale delle imprese esercenti servizi di smaltimento dei rifiuti solo alle ditte che intendono svolgere le attività di smaltimento descritte nel art. 2 del D.P.R. n. 915/82, mentre nessun obbligo di iscrizione è previsto per le ditte che svolgono attività di bonifica.

L’art. 6 del D.L.vo n. 22/97 definisce nelle lettere g) ed n) le attività di smaltimento e di bonifica, differenziandole tra loro.

Tale disposto, peraltro, riproduce con riferimento, tra le altre, alle imprese che effettuano attività di bonifica dei beni contenenti amianto, l’obbligo di cui all’art. 5 del D.L. n. 662/1996, i cui effetti sono stati fatti salvi dall’art. 1 della L. 11.11.1996 n. 575.

L’obbligo di iscrizione all’Albo Nazionale per le imprese di bonifica dall’amianto, peraltro, era già previsto dalla normativa previgente all’entrata in vigore del D.L.vo n. 22/97, sicché esso non poteva che riferirsi all’Albo Nazionale già esistente e non al nuovo Albo istituito dal testo unico citato.

Orbene, alla luce della rilevata continuità normativa tra le disposizioni che hanno imposto l’obbligo di iscrizione alle imprese di bonifica dall’amianto, risulta pienamente applicabile a queste ultime il disposto di cui all’art. 30, co. 7, del D.L.vo n. 22/97, secondo cui: “in attesa dell’emanazione dei decreti di cui ai commi 2 e 3, continuano ad operare, rispettivamente il Comitato nazionale e le Sezioni regionali dell’Albo nazionale delle imprese esercenti servizi di smaltimento dei rifiuti di cui all’art. 1 del decreto legge 31 agosto 1987 n. 361, convertito, con modificazioni dalla legge 29 ottobre 1987 n. 441”.

Inoltre tale disposto circa la ultrattività operativa degli organismi esistenti trova un riscontro di carattere generale nella norma di chiusura di cui all’art. 57, co. 1 del decreto legislativo citato, secondo cui: “le norme regolamentari e tecniche che disciplinano la raccolta, il trasporto e lo smaltimento del rifiuti restano in vigore sino all’adozione delle specifiche norme adottate in attuazione del presente decreto. A tal fine ogni riferimento ai rifiuti tossici e nocivi si deve intendere riferito ai rifiuti pericolosi”.

E’ appena il caso di rilevare a proposito del citato disposto come l’attività di recupero dell’amianto da altri materiali e di successiva messa in sicurezza rientra nella nozione di raccolta dei rifiuti secondo la definizione di cui all’art. 6, co. 1 lett. e), del D.L.vo n. 22/97.
Per completezza di esame va aggiunto, infine, che ai sensi dell’art. 30, co. 4, del decreto legislativo “L’iscrizione”…- sostituisce l’autorizzazione all’esercizio delle attività dl raccolta di trasporto, di commercio e di intermediazione dei rifiuti” sicché sì palesa evidente che, mancando l’iscrizione all’Albo, resta operante l’obbligo di munirsi della autorizzazione prescritta in via generale dalla legge.