Rifiuti di apparecchiature elettriche e elettroniche spagna

Rifiuti di apparecchiature elettriche e elettroniche

Il Real Decreto 110/2015, de 20 de febrero, sobre residuos de aparatos eléctricos y electrónicos, stabilisce nuovi obiettivi in questo campo.

Il nuovo Real Decreto spagnolo sostituisce la normativa anteriore, risalente all’anno 2005, recepisce la Direttiva 2012/19/UE e si adegua alle disposizioni della Ley de Residuos y Suelos Contaminados 22/2011.

Il testo normativo regola con perizia tutte le fasi della gestione della raccolta dei rifiuti di apparecchiature elettriche e elettroniche; in particolare, si sofferma sull’esigenza di tracciare questi residui.

Si aggiungono nuove obblighi per gli operatori del settore per aumentare i controlli e la sicurezza del processo.

Ulteriore novitá del Real Decreto é la disposizione dedicata ai venditori di tali apparecchiature: questi dovranno accettare indietro gratuitamente i dispositivi dismessi di piccole dimensioni, come cellulari; inoltre, si impongono le stesse restrizioni e obblighi dei negozi fisici ai venditori on line.

L’obiettivo ambizioso del Real Decreto é riciclare separatamente l’85% dei rifiuti di apparecchiature elettriche e elettroniche generati dall’anno 2019, valorizzarne tra il 70% e l’85%; e dal 2017 reutilizzarne tra il 2% e il 3%.

Per affrontare le nuove sfide proposte da questo Real Decreto, alcuni leader del settore si sono organizzati, aumentando la rete di collaborazioni e migliorando i propri servizi.

Un chiaro esempio in questa direzione é la Fondazione Ecolum, assistente legale di piú di 300 imprese dedicate alla produzione di apparecchiature elettriche e elettroniche, che ha stretto accordo con Recyclia, principale piattaforma specializzata nella gestione di questa tipologia di rifiuti.

Grazie a questa collaborazione, si offre un servizio integrato e multidisciplinare in materia di riciclaggio di questi particolari rifiuti, facendo fronte al piú ampio e diverso ventaglio di problematiche che si possono verificare in relazione agli stessi.

Inoltre, tramite precise campagne di sensibilizzazione, si cerca di diffondere informazione sull’importanza di una nuova gestione dei rifiuti elettronici, giacché, secondo i dati raccolti dalla Fondazione, questi sono in aumento progressivo ogni anno.

A tal proposito si calcola che nel 2015 sono state raccolte 1.555,79 tonnelate di tali rifiuti, mentre l’anno precedente la cifra si attestava ad “appena” 889,85 tonnellate… un signifcativo aumento pari al 175%.

società svizzere e albo gestori ambientali

CHIARIMENTI IN ORDINE AL TRATTAMENTO DI RECIPROCITA’ UE/CONFEDERAZIONE SVIZZERA EX ART. 10 comma 2 a) DM 120/2014

Con la circolare nr. 987 del 26 ottobre 2016, l’ Albo Nazionale Gestori Ambientali ha apportato chiarimenti in relazione alla possibilità, da parte delle imprese della Confederazione svizzera, di poter svolgere servizi in territorio italiano.

Il Comitato nazionale dell’Albo ha precisato le imprese svizzere, intenzionate a svolgere attività sottoposta alla regolamentazione dell’Albo Gestori Ambientali, dovranno essere iscritte allo stesso, con la limitazione di poter svolgere un unico servizio di durata non superiore a 90 giorni di lavoro effettivo per anno civile, così come previsto dall’art. 5 della L. 364/2000.

Infatti, proprio tale norma richiamata, intitolata “Accordo tra la Comunità europea ed i suoi stati membri, da una parte e la Confederazione svizzera dall’altra, sulla libera circolazione delle persone”, prevede la possibilità per le rispettive società di esercitare attività sui reciproci territori per una prestazione di durata non superiore ai 90 giorni per anno civile.

Smart city il modello spagnolo

SMART CITY IN SPAGNA: MOOC CIUDADES INTELIGENTES

La Segreteria dello Stato spagnolo di Telecomunicazioni e per la Societá dell’informaziones, denominato SETSI, mette a disposizione per gli internauti sette corsi on line completamente gratuiti sulla tematica attualissima della Smart City. 

Attraverso questa iniziativa d’avanguardia, si pretende diffondere il concetto di Smart City con esempi pratici e modelli di cittá intelligente veramente esistenti, come Madrid e Barcellona.

I sette corsi, aperti a tutti gli interessati e curiosi del tema, agenti del settore pubblico o privati, sono altamente specializzati, grazie alla partecipazione di esperti del settore.

Ogni corso, accessibile on line a qualsiasi ora, si organizza in piú apartati, ognuno datato di video e materiale ulteriore, utili per sottoporsi alla valutazione, predisposta alla fine di ogni sezione.

Alla conclusione del corso, in caso di esito positivo, verrá consegnato anche un certificato officiale, scaricabile da ogni partecipante direttamente dalla sua area riservata.

Gli alunni potranno contare sulla piena disponibilitá degli esperti e potranno partecipare in fori di dibattito per approfondire o chiarire aspetti interessanti e/o complessi sviluppati nel corso.

Per riassumere le tematiche trattate nei diversi corsi, elenchiamo i loro titoli:

i.         Pianificando e disegnando una Smart City.

ii.       Tecnologie per una smart City.

iii.        Mobilitá intelligente e sostenibilitá.

iv.         I benefici dei servizi pubblici intelligenti.

v.        La cittá aperta e partecipativa.

vi.         Cittá innovatrici e intelligenti. Casi pratici.

vii.         Start-ups, crescita economica e finanziamento nella Smart City

Questa iniziativa é parte del Piano Nazionale delle Cittá Intelligenti dell’Agenda Digitale di Spagna, essendo una buona occasione per sensibilizzare i cittadini su una tematica ancora nuova e per mettere in luce i vantaggi apportati dall’applicazione di un modello Smart alle cittá.

Per potere accedere a questa opportunitá e iscriversi ai corsi summenzionati é necessario accedere alla seguente pagina web: http://www.moocciudadesinteligentes.es/courses

edifici a energia quasi zero

EDIFICI A “ENERGIA QUASI ZERO”, RACCOMANDAZIONE (UE) 2016/1318 della Commissione del 29.7.2016

 

Questa Raccomandazione predispone indirizzi utili per la implementazione rapida e efficace degli edifici a energia quasi zero e per assicurare che, entro il 2020, tutti gli edifici di nuova costruzione siano a energia quasi zero.

La Raccomandazione (UE)2016/1318 é frutto di un’indubbia preoccupazione per l’applicazione della Direttiva 2010/31/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 19  19 maggio 2010 sulla prestazione energetica nell’edilizia.

Il principale obiettivo di questa Direttiva era migliorare le prestazioni energetiche degli edifici europei, in modo tale da contenere la produzione e conseguente consumo di energia e ridurre l’inquinamento nelle zone piú densamente popolate.

Per raggiungere il predetto scopo, si fissavano requisiti minimi di prestazione energetica per gli edifici di nuova costruzione e per gli edifici giá esistenti soggetti a ristrutturazioni rilevanti. Inoltre, nell’art. 9, si stabilivano i termine per portare a compimento questa politica di riforma energetica: “a) entro il 31 dicembre 2020 tutti gli edifici di nuova costruzione siano edifici a energia quasi zero; e b) a partire dal 31 dicembre 2018 gli edifici di nuova costruzione occupati da enti pubblici e di proprietà di questi ultimi siano edifici a energia quasi zero”.

Nonostante la progressiva recezione della Direttiva da parte degli Stati Membri, la situazione attuale é ancora lontana dal raggiungere gli obiettivi della Direttiva.

Effetivamente, oggigiorno il parco immobiliare é tuttavia obsoleto e poco efficiente energeticamente; inoltre, gli interventi di miglioramento e rinnovazione, sulla linea imposta dalla Direttiva, procedono a rilento, causando un marcato ritardo nella tabella di marcia europea.

A parte i problemi relazionati con l’adeguamento energetico degli edifici, sono sorte divergenze interpretative relative al concetto, pilastro della Direttiva, di “edificio a energia quasi zero”, che, ex art. 2.2, viene definito “edificio ad altissima prestazione energetica, determinata conformemente all’allegato I. Il fabbisogno energetico molto basso o quasi nullo dovrebbe essere coperto in misura molto significativa da energia da fonti rinnovabili, compresa l’energia da fonti rinnovabili prodotta in loco o nelle vicinanze”.

Sono emerse, dunque, problematiche d’interpretazione in relazione ai concetti indefiniti dell’articolo suddetto – come, per esempio, “altissima” prestazione o “molto basso” o “molto significativo” –  al momento del recepimento da parte di ogni Stato Membro, che, pressoché soggetivamente, ha tradotto nella legislazione nazionale.

Per far fronte alle preoccupazioni anteriormente illustrate, la Raccomandazione predispone cinque orientamenti concreti che gli Stati Membri dovrebbero incorporare nelle loro politiche energetiche per portare a termine gli obiettivi della Direttiva.

      i.         “Si raccomanda agli Stati membri di adoperarsi più a fondo per attuare completamente e far rispettare le disposizioni della direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia affinché tutti gli edifici di nuova costruzione siano a energia quasi zero entro i termini stabiliti dalla direttiva stessa”.

     ii.         Si sollecitano gli Stati Membri a redigere definizioni di “edificio a energia quasi zero” altamente specifiche e sufficientemente chiare.

   iii.         Per controllare il procedimento di adeguamento degli edifici, si consiglia di imporre sanzioni in caso di ritardo o mala pratica.

   iv.         “Si raccomanda un collegamento più stretto tra le politiche, le misure e gli obiettivi in materia di edifici a energia quasi zero”. A questo fine, la Commissione ha messo a disposizione degli Stati membri un modello per facilitare la comparabilità e l’analisi dei piani.

     v.         Si esortano gli Stati Membri ad elaborare politiche specifiche di riforma energetica degli edifici, ad un ritmo piú elevato e con un grado di stabilitá maggiore.

Visto che il settore edilizio é in continua espansione ed é tra i principali responsabili del consumo energetico europeo, la Commissione, attraverso questa serie di raccomandazione, ha voluto richiamare l’attenzione degli Stati Membri su una problematica ambientale ancora troppo radicata nella maggioranza dei territori europei.

*Articolo a cura di Carlotta Faccioli

sanzioni 231 e nuovi delitti ambientali

APPLICAZIONE DELLE SANZIONI “231″ AI NUOVI DELITTI AMBIENTALI

Le sanzioni ex D.lgs. 231/2001 si applicano anche ai cosiddetti “nuovi reati ambientali”, così come previsto dalla legge 68/2015.

A carico delle imprese o degli enti, resisi responsabili dei delitti ambientali indicati a seguire, la normativa sopra citata prevede specifiche sanzioni pecuniarie, correlate alla gravità del fatto, al grado di responsabilità dell’ente ed alle condizioni economico-patrimoniali della persona giuridica.

Per una corretta valutazione relativa alla reale portata delle sanzioni in oggetto, si tenga presente che, ai sensi dell’art. 10 Dlgs 231/2001 il valore della singola quota è compreso tra euro 258 ed euro 1549!!!

- Inquinamento ambientale: da 250 a 600 quote

- Disastro ambientale: da 400 a 800 quote

- Inquinamento ambientale colposo e disastro ambientale colposo: da 200 a 500 quote

- Associazione a delinquere con l’aggravante ambientale: da 300 a 1000 quote

- Traffico e abbandono di materiale radioattivo: da 250 a 600 quote

Altrettanto significativa, per gli operatori del settore, l’applicazione delle sanzioni interdittive che, ai sensi dell’art. 9 Dlgs. 213/2001 seguono alla condanna della persona giuridica per i delitti di inquinamento e disastro ambientale: interdizione dell’esercizio della attività, sospensione o revoca delle autorizzazioni, concessioni, licenze, etc.

Quanto sopra evidenziato speriamo possa indurre l’imprenditoria più attenta a valutare correttamente la realizzazione e l’implementazione di un “corretto modello 231″.

segnalazione certificata di inizio attività semplificata

SEMPLIFICAZIONI IN MATERIA DI SCIA E AMBIENTE

Il 28 luglio 2016 entrerà in vigore il D.lgs. 30.6.2016 n. 126, andando a modificare il pilastro sui cui si fonda il procedimento amministrativo in Italia, vale a dire la L. 241/1990.

Tra i vantaggi più evidenti, per cittadini ed imprese, la riduzione degli oneri, la necessità di interfacciarsi con un unico ufficio della P.a, l’adozione di una modulistica univoca su tutto il territorio della Repubblica.

Vale la pena menzionare a parte una novità significativa, in quanto investe direttamente la materia ambientale, ovverosia la nuova disciplina prevede l’ipotesi di sospensione della attività iniziata successivamente alla presentazione della s.c.i.a. unicamente nel caso in cui la P.a. rilevi la presentazione di dichiarazioni mendaci o laddove via sia un pericolo di “interessi sensibili” (ambiente, salute, paesaggio, pubblica sicurezza).

Si dovrà invece attendere l’emanazione di un nuovo provvedimento normativo, per poter individuare e circoscrivere esattamente quali siano le attività oggetto di Scia, quali quelle soggette a mera comunicazione, quello sottoposte al regime del silenzio-assenso, quali infine quelle necessitanti un espresso titolo abilitativo.

criminalità ambientale controlli aerei

ANCHE I REATI AMBIENTALI NELLA NUOVA DIRETTIVA  UE

IN MATERIA DI CONTROLLI AI PASSEGGERI AEREI

La nuova Direttiva 2016/681/Ue, relativa all’ uso dei dati del codice di prenotazione (Pnr) a fini di prevenzione, accertamento, indagine e azione penale nei confronti dei reati di terrorismo e dei reati gravi, dovrà essere recepita dai Paesi membri entro il 25 maggio 2018.

Tale norma obbliga dunque i vettori aerei a comunicare alle autorità i dati relativi al codice di prenotazione dei passeggeri con riferimento ai  voli extra-Ue.

Nell’elenco dei “reati gravi” così come individuati dalla Direttiva, rientrano quelli punibili (in astratto) con pena detentiva non inferiore a tre anni (o comunque con altra misura restrittiva della libertà personale di pari durata).

Sicuramente ricompresi in tale elenco quindi, nonchè di particolare interesse per i profili connessi al traffico aereo, le fattispecie del “traffico illecito di specie animali protette” ed il “traffico illecito di specie ed essenze vegetali protette”.

Pare opportuno sottolineare che, nelle intenzioni del legislatore europeo, la direttiva non intenda imporre obblighi supplementari di raccolta e fornitura dei dati, rimarranno pertanto sufficienti quelli già collezionati dai vettori aerei ai passeggeri per le ordinarie finalità commerciali.

abbandono rifiuti prescrizione

LA PRESCRIZIONE NELL’ABBANDONO DI RIFIUTI E’ INFLUENZATA DALLA FINALITA’ DELLA CONDOTTA

Con la sentenza nr. 10960 del 17 Marzo 2016, la Corte di Cassazione ha qualificato la natura istantanea del reato di abbandono di rifiuti, qualora esso non sia prodromico – vale a dire finalizzato – a successive attività.

Tale pronuncia è di fondamentale importanza, in quanto ai fini del calcolo della prescrizione, questa va calcolata dal giorno della condotta, il il c.d. “dies a quo”.

E’ stato quindi ripercorso l’indirizzo giurisprudenziale che inquadra la fattispecie di cui all’art. 256 comma 2 del Testo Unico Ambiente, come – a seconda dei casi – “deposito incontrollato” a natura permanente (in ragione della finalità di successivo smaltimento o recupero) piuttosto che di “abbandono di rifiuti” a natura istantanea (nei casi di univocità ed unicità della condotta).

modello 231 e responsabilità penale

SENZA MODELLO ORGANIZZATIVO 231 LA RESPONSABILITA’

PENALE E’ INEVITABILE!

 

La mancata adozione di un modello aziendale 231 può facilmente portare l’amministratore di una società ad essere ritenuto penalmente responsabile.

Questo è quanto ribadito dalla Quarta Sezione della Cassazione Penale con la sentenza 2544 del 21 gennaio 2016.

Nel caso di specie, alla società veniva addebitato financo l’illecito amministrativo di cui all’art. 5 della lettera a) e b) del D.lgs. 231/2001 per il reato di cui agli artt. 113 e 589 comma II del c.p. (omicidio colposo), ciò in quanto commesso nel suo interesse ed a suo vantaggio, avendo omesso di adottare ed efficacemente attuare, prima della commissione del fatto, modelli di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi.

La Cassazione con la sentenza summenzionata ha confermato le condanne di primo e secondo grado all’amministratore della società ed al direttore tecnico.

Nella sentenza n. 2544 si stabilisce che i requisiti dell’interesse e vantaggio contemplati dall’art. 5 del D.Lgs. 231/01 non devono essere riferiti all’esito antigiuridico quanto alla condotta perpetrata dalla società, la quale trae un sicuro vantaggio derivante dal “risparmio di costi o di tempo che la stessa avrebbe dovuto sostentere per adeguarsi alla normativa sulla sicurezza e prevenzione, la violazione della quale ha determinato il verificarsi dell’infortunio sul lavoro”.

Nei reati colposi di evento l’interesse si prefigura ogniqualvolta “la persona fisica, pur non volendo il verificarsi dell’evento dannoso per il lavoratore ha scientemente agito allo scopo di conseguire un’utilità per la persona giuridica”.

Si realizza così una scelta realisticamente orientata a risparmiare sui costi d’impresa.

Il vantaggio invece è riconducibile allorquando la persona agisca per conto dell’ente realizzando una politica di impresa disattenta alla materia della sicurezza del lavoro “ consentendo una riduzione dei costi ed un contenimento della spese con susseguente massimizzazione del profitto”.

La società per evitare di incorrere nelle responsabilità previste per le fattiscpecie delittuose di omicidio colposo e lesioni colpose avrebbe dovuto dimostrare “l’adozione ed efficace attuazione di modelli organizzativi e l’attribuzione ad un organismo autonomo del potere di vigilanza sul funzionamento e l’osservanza dei modelli adottati così come statuito dall’art. 6 del D.Lgs. 231/01.

novità per i consorzi di bonifica

NOVITA’ PER I CONSORZI DI BONIFICA

La circolare n. 54 del 2016 del Comitato nazionale dell’Albo Gestori Ambientali ha precisato che possono aggregarsi in consorzi vari e distinti soggetti aggiudicatari di appalti per la bonifica.

Pare d’uopo ribadire che tali formazioni d’imprese, meglio definite come “consorzi di scopo” , possono essere realizzate anche senza aver precedentemente eseguito interventi di bonifica, purchè -tuttavia- siano costituiti da compagini iscritte per gli interventi indicati in gara alla categoria 9, segnatamente nella classe A (lavori oltre 9 milioni di euro).

In definitiva l’esenzione dal rispetto del prerequisito previsto dall’allegato alla deliberazione dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali n. 1 del 30 gennaio 2013, art. 1 co. 1 (esecuzione previa di precedenti attività di bonifica) per siffatti consorzi opera in presenza di 2 condizioni:

- i consorziati facenti parte del raggrupamento aggiudicatario devono risultare iscritti nella classe A della categoria 9;

- il consorzio deve necessariamente per espressa clausola statutaria essere estinto e cancellato dal registro delle imprese ad ultimazione dei lavori di bonifica.