gommisti e scarichi industriali

 ANCHE L’OFFICINA DI UN GOMMISTA NECESSITA DI AUTORIZZAZIONE AGLI SCARICHI

 

Confermando l’oramai consolidato orientamento giurisprudenziale circa la definizione di “acque reflue industriali”, la Suprema Corte, con la sentenza n. 48576 del 17 novembre 2016, sembra aver definitivamente ristretto il concetto di ciò che non va qualificato come “refluo industriale” e quindi non soggetto ad autorizzazione per il suo scarico.

Non va considerato “refluo industriale”, e quindi non abbisogna di alcuna autorizzazione, tutto ciò che è collegato al metabolismo umano o alle attività domestiche. PUNTO.

Di tal che, le acque reflue di un opificio, nel caso specifico di una officina-negozio di gommista, derivanti dal lavaggio del locale, non potrebbero essere scaricate, senza il previo rilascio della autorizzazione, perché i materiali sgrassanti, comunemente usati nelle operazioni di lavaggio, conterrebbero sostanze inquinanti.

Naturalmente, il principio vale anche per tutte quelle attività, industriali o artigianali che siano, che possano venire, in qualsiasi maniera, “contaminate” da un qualche prodotto inquinante.

Questa interpretazione sempre più restrittiva delle attività non soggette ad autorizzazione agli scarichi, sembra non lasciare alternativa ad una moltitudine estremamente importante di attività commerciali, i cui titolari dovranno necessariamente attivarsi per regolarizzare il regime autorizzatorio agli scarichi.

 

 


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