deposito sotterraneo anidride carbonica

Cattura e stoccaggio della Co2: le deroghe al codice ambientale


Con l’entrata in vigore del Dlgs 162/2011 le attività di Ccs vengono autorizzate in deroga a iniettare CO2 nel sottosuolo; la CO2 raccolta e trasportata secondo quest’ordine di idee fuoriesce dalla normativa sui rifiuti, rientrando in un alternativo specchio disciplinare.

Con l’istantanea entrata in vigore dell’atteso decreto legislativo sul deposito geologico di biossido di carbonio all’indomani della sua pubblicazione (G.u. del 4 ottobre 2011 n. 231) l’Italia entra ufficialmente tra i paesi che adottano la tecnologia «CCS» (acronimo di «Capture & Storage of CO2», ossia cattura e stoccaggio di CO2), tecnologia che permette di iniettare direttamente nel terreno i flussi di anidride carbonica emessi dagli impianti produttivi per ridurre l’impatto degli stessi gas (a effetto serra) sull’atmosfera.

Il cit. d.lgs. 14 settembre 2011 n. 162 attua sul piano nazionale le prescrizioni recate dalla direttiva 2009/31/Ce, consentendo il deposito sotterraneo permanente di anidride carbonica tramite iniezioni di miscele composte per almeno l’85% di C02 in specifiche formazioni geologiche sotterranee individuate in aree del territorio nazionale, della zona economica esclusiva e della piattaforma continentale, a esclusione della colonna d’acqua.

Ammesse nelle miscele le sostanze necessarie ad aumentarne sicurezza e monitoraggio delle iniezioni viene correlativamente bandita la presenza di rifiuti o altro materiale di smaltimento.

Nelle more dell’individuazione da parte del Minambiente delle aree in cui potranno essere localizzati i siti di stoccaggio, già a partire dal 5 ottobre 2011 (data di entrata in vigore del dlgs 162/2011) il dicastero è impegnato a rilasciare a operatori in linea con determinati requisiti tecnici e finanziari delle licenze di esplorazione e autorizzazione allo stoccaggio provvisorie.

Tali licenze, valide per un triennio e rinnovabili per due, consentiranno alle imprese del settore di avviare una fase sperimentale di iniezione in zone individuate da una banca dati gestita dal Minsviluppo e previa valutazione di impatto ambientale.

Le opere necessarie all’esplorazione sono dal nuovo d.lgs. 162/2011 dichiarate di pubblica utilità ai sensi del dpr 327/2001 (provvedimento quadro sulle espropriazioni), dotando i titolari delle licenze di particolari poteri nel caso le attività interessino suoli di proprietà privata altrui.

Peraltro oltre alle dirette modifiche dell’articolo 104 (Parte III in materia di scarichi) e dell’articolo 185 (esclusione della raccolta e del trasporto della CO2 dal campo di applicazione della Parte IV sui rifiuti) del Dlgs 152/2006, il cit. art. 35 del Dlgs 162/2011 entrato in vigore il 5 ottobre 2011 interviene in maniera e piena in tutte le tematiche disciplinate dal “Codice ambientale”.

Nello specifico della disciplina e con particolare riferimenti ai criteri di riparto la competenza in materia di Via sulle attività di esplorazione, le condutture e gli impianti di cattura di CO2 viene spartita tra Stato e Regioni tramite intervento negli allegati della Parte II; ai fini dell’autorizzazione alle emissioni in atmosfera (Parte V), si prevede che i grossi impianti di combustione debbano presentare una relazione che comprovi la disponibilità di siti di stoccaggio.

Il rispetto del Dlgs 162/2011 entra infine a far parte della disciplina in materia di danno ambientale (Parte VI).

 


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