cambiamenti climatici cop22

COP22: dopo le decisioni, ora la programmazione

La ventiduesima Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici si è conclusa in quel di Marrakesh  il 20.11.2016.

I rappresentanti dei 200 stati presenti raggiunsero l’accordo sulla necessità di avanzare ulteriormente nell’implementazione dell’Accordo di Parigi, tuttavia raggiungere un vasto consenso è risultato difficile. Si è stabilito, in particolare, che tutti i lavori preparatori debbano essere completati entro il 2018.

La maggior parte delle negoziazioni però non hanno portato a decisioni concrete, ma piuttosto ad un accordo sul proseguire con i lavori.

Risulta tuttavia necessaria riconoscere il lavoro svolto: in particolare, alcuni Paesi industrializzati hanno rilasciato le prime strategie a lungo termine per ridurre l’emissione di gas serra, sulla base dell’Accordo di Parigi (per esempio Stati Uniti e Canada prevedono di ridurre le emissioni dell’8% entro il 2050).

Similmente si sono mosse anche importanti multinazionali.

Molti sono comunque i detrattori della Conferenza, che avrebbe dovuto essere una cosiddetta “COP of Action”, più focalizzata sugli aspetti pratici e concreti dell’implementazione.

Un’argomentazione comprensibile che però non tiene conto della serietà per la prima volta dimostrata dall’intera comunità internazionale.

L’appuntamento è quindi ora per la XXIII Conferenza delle Parti nel 2017 che si terrà a Bonn in Germania, la cui presidenza è stata assegnata alle Isole Fiji, tra le nazioni più colpite dagli ultimi cambiamenti climatici.

sanzioni 231 e nuovi delitti ambientali

APPLICAZIONE DELLE SANZIONI “231″ AI NUOVI DELITTI AMBIENTALI

Le sanzioni ex D.lgs. 231/2001 si applicano anche ai cosiddetti “nuovi reati ambientali”, così come previsto dalla legge 68/2015.

A carico delle imprese o degli enti, resisi responsabili dei delitti ambientali indicati a seguire, la normativa sopra citata prevede specifiche sanzioni pecuniarie, correlate alla gravità del fatto, al grado di responsabilità dell’ente ed alle condizioni economico-patrimoniali della persona giuridica.

Per una corretta valutazione relativa alla reale portata delle sanzioni in oggetto, si tenga presente che, ai sensi dell’art. 10 Dlgs 231/2001 il valore della singola quota è compreso tra euro 258 ed euro 1549!!!

- Inquinamento ambientale: da 250 a 600 quote

- Disastro ambientale: da 400 a 800 quote

- Inquinamento ambientale colposo e disastro ambientale colposo: da 200 a 500 quote

- Associazione a delinquere con l’aggravante ambientale: da 300 a 1000 quote

- Traffico e abbandono di materiale radioattivo: da 250 a 600 quote

Altrettanto significativa, per gli operatori del settore, l’applicazione delle sanzioni interdittive che, ai sensi dell’art. 9 Dlgs. 213/2001 seguono alla condanna della persona giuridica per i delitti di inquinamento e disastro ambientale: interdizione dell’esercizio della attività, sospensione o revoca delle autorizzazioni, concessioni, licenze, etc.

Quanto sopra evidenziato speriamo possa indurre l’imprenditoria più attenta a valutare correttamente la realizzazione e l’implementazione di un “corretto modello 231″.

reati ambientali novità

I NUOVI ILLECITI AMBIENTALI

Il 29 Maggio 2015 è entrata in vigore la nuova normativa in materia di “eco-delitti”, tramite la legge 68/2015, con la quale sono state introdotte nel Codice Penale le nuove fattispecie di “disastro ambientale” ed “inquinamento ambientale”.

Nel nuovo Titolo VI BIS, interamente dedicato agli “eco-reati”, unitamente alle due ipotesi sopra citate, previste dagli articoli 452-bis e 452-quater del c.p, sono state create altre fattispecie delittuose, segnatamente quella di “morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale”(art. 452-ter cp) , quello di “traffico ed abbandono di materiale ad alta radioattività e materiale a radiazioni ionizzanti” (art. 452-sexies cp) , “impedimento di controllo” (art 452-septies), “omessa bonifica” (art. 452-terdecies).

Il giorno stesso dell’entrata in vigore della nuova norma, l’ Ufficio del massimario della Corte di Cassazione ha stilato una relazione, volta a far luce su alcuni punti critici della nuova disciplina.

In particolare, per quanto concerne l’ipotesi prevista e punita dal nuovo articolo 452-bis C.p, ovverosia quella di “inquinamento ambientale”, tale norma punisce chiunque abusivamente cagiona compromissione o deterioramento significativi e misurabili di acque, aria, porzioni estese e significative di suolo o sottosuolo, ecosistema, biodiversità, flora e fauna.

La Suprema Corte pare anticipare un inquadramento di tale fattispecie delittuosa nell’ambito dei reati di danno, con la conseguente necessaria rigorosità di giudizio sul piano dell’accertamento del nesso eziologico in sede processuale.

Viene altresì anticipato un rinvio al canone ermeneutico di cui all’art. 5 del Codice Ambientale, la cui penale rilevanza dovrebbe iniziare con il superamento delle “CSR” (concentrazioni soglie di rischio) ai sensi dello stesso D.lgs. 152/2006.

Per quanto concerne l’altra ipotesi, quella di “disastro ambientale” ex art. 452-quater cp, la Corte rileva come (anche in questo caso) la fattispecie vada inquadrata tra quelle dei reati di danno, diversamente dal delitto ex art. 434 Cp (disastro innominato)il quale è storicamente qualificato come reato di pericolo, in quanto integrato con la semplice realizzazione di una minaccia concreta di un macro-evento dannoso, il cui eventuale verificarsi rappresenta una ipotesi aggravata.

A parere della Corte, la irreversibilità dell’alterazione ambientale dovrebbe essere valutata in senso relativo alle categorie dell’agire umano; tra le fattispecie di alterazione con “eliminazione particolarmente onerosa” la Corte ritiene ipotizzabile ricomprendere i casi in cui la reversibilità comporti provvedimenti amministrativi deroganti alla ordinaria disciplina ambientale.

In entrambe le fattispecie esaminate, a parere della Corte, l’elemento costitutivo della condotta, rappresentato dalla “abusività” della stessa, pare abbia confini particolarmente estesi…ricomprendendo infatti, oltre alla ovvia casistica di “condotte non autorizzate”, anche le condotte “formalmente ed esteriormente corrispondenti da una prescrizione normativa o ad un provvedimento autorizzatorio” ma di fatto incongruente e posta in essere sviando dalla funzione tipica facoltizzata!

Per entrambe le nuove fattispecie delittuose è prevista altresì la punibilità a titolo di colpa; a tale riguardo la Corte pare adottare un orientamento interpretativo restrittivo, in quanto la attribuzione a titolo colposo dell’inquinamento o del disastro non potrà prescindere dalla effettiva prevedibilità ed evitabilità degli eventi antigiuridici posti in essere.

Ultimo profilo degno di nota, in punto di prescrizione, la legge 68/2015 ha direttamente modificato l’art. 152 Cp, allungando i termini di prescrizione a 50 anni in presenza di atti interruttivi, per le ipotesi di disastro ambientale doloso.

Infine, la formulazione in termini “naturalistici” degli eventi dannosi cui si riferiscono le nuove ipotesi di reato, potrebbe comportare il perfezionamento delle condotte delittuose in oggetto molto tempo dopo rispetto all’ultima condotta di materiale immissione/alterazione dell’eco-sistema.

BURDEN SHARING

 

E’ entrato in vigore il 3 aprile 2012 il Decreto Ministeriale (Sviluppo Economico) sulla definizione e qualificazione degli obiettivi regionali in materia di rinnovabili e definizione della modalità di gestione dei casi di mancato raggiungimento degli obiettivi da parte delle Regioni e delle Provincie autonome più comunemente conosciuto come “Burden Sharing”.

Il decreto in oggetto in attuazione dell’art. 37, comma VI del D.Lgs. n. 28 del 2011 ed in ossequio dei criteri di cui all’art. 2 comma 167 della finanziaria 2008 e s.m.i. stabilisce e quantifica gli obiettivi intermedi nazionali sino al 2020 in materia di  quota complessiva di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo di energia e di quota di energia da fonti rinnovabili nei trasporti.

All’art. 4 giustappunto viene stilata una traiettoria prospettica con la situazione di partenza di tutte le regioni italiane seguita dagli incrementi fissati per biennio sino al 2020.

Il punto di arrivo è costituito dall’obiettivo nazionale entro il 2020 del 17% del consumo interno lordo soddisfatto dalle Fer.

AVVOCATO ed INQUINAMENTO: Monitoraggio delle acque

In conformità alla direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, la direttiva 2009/90/CE  – Commissione 31 Luglio 2009, precisa le tecniche utili all’analisi e controllo delle acque.

Sono state decise, infatti, le tecniche finalizzate allo studio chimico delle acque, con riferimento all’articolo 8, paragrafo 1, direttiva 200/60/CE, indicando una serie di riferimenti utili all’attività comunitaria  relativamente al tema delle acque.

Sono stati creati ridefiniti dunque i criteri minimi per lo studio ed il monitoraggio da parte degli Stati membri, per analizzare  i sedimenti, lo stato delle acque, indicando inoltre i criteri per la conferma della qualità dei risultati delle analisi.

Gli Stati comunitari sono obbligati, per esempio, a convalidare e documentare le metodologie con riferimento diretto alla norma EN-ISO/IEC – 17025 .

Gli Stati comunitari hanno a disposizione due anni, dalla data di entrata in vigore della direttiva, per la propria regolamentazione.