demolizione opere abusive e sospensione della pena

DEMOLIZIONE DELLE OPERE ABUSIVE E

SOSPENSIONE CONDIZIONALE DELLA PENA.

 

 

Con riferimento ai reati edilizi previsti dal D.P.R. 380/2001 (T.U. Edilizia), sia la condanna che l’applicazione della pena su richiesta delle parti, devono necessariamente comportare la demolizione dell’intervento eseguito in assenza ovvero in difformità dei titoli concessori, anche quando il giudice concede- ai sensi e per gli effetti dell’art. 163 del codice penale- il beneficio della sospensione condizionale della pena, subordinandolo per l’appunto alla demolizione delle opere abusive (solitamente entro un termine dal passaggio in giudicato della sentenza).

A tal proposito l’art. 31 comma 9 del T.U. Edilizia stabilisce: “Per le opere abusive di cui alla citata norma, il giudice, con la sentenza di condanna, ordina la demolizione delle opere stesse, se ancora non sia stata altrimenti eseguita”.

Si noti -per contro- come la statuizione in commento differisca, sotto il profilo della funzione e del contenuto, da quella impartita dal giudice per consentire all’imputato di beneficiare della sospensione; quest’ultima è funzionale, nell’intenzione del legislatore, alla risocializzazione del condannato e risponde ad una funzione dimostrativa a contenuto compensativo, nel senso che la mancata esecuzione della pena non significa in modo alcuno disinteresse per i beni giuridici offesi dal reato.

In poche parole, la demolizione ex art. 31 costituisce atto dovuto, non suscettibile di valutazione discrezionale; sussume ad una sanzione di natura amministrativa che si inserisce, in ottica di “doppio binario”, in una dimensione accessoria ed ancillare rispetto al procedimento penale, nel senso che deve essere ordinata dal giudice anche qualora sia già stata adottata dalla P.A. procedente.