AVVOCATO ed INQUINAMENTO: Autorizzazioni alle Emissioni

Autorizzazione alle emissioni in atmosfera e poteri dell’amministrazione nelle more della sua scadenza.

L’art. 269, c. 7 del D.L.vo n. 152/2006 (c.d. T.U. ambientale), nel determinare il periodo di tempo decorso il quale l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera necessita di essere rinnovata, non priva l’amministrazione competente del potere di vigilare, durante tale periodo, sull’esercizio dell’impianto, allo scopo di assicurarne costantemente la corrispondenza a quanto reso possibile dall’evoluzione della migliore tecnologia disponibile e a quanto reso necessario dall’evoluzione della situazione ambientale.

Questa soluzione si pone in linea di continuità rispetto alla linea di tendenza, maturata sul terreno del diritto comunitario, volta a garantire un costante e progressivo adeguamento delle prescrizioni concernenti gli impianti inquinanti all’evoluzione tecnologica

Da questo punto di vista, infatti, si deve dire come in tema di autorizzazione integrata ambientale, l’art. 13 della direttiva 15 gennaio 2008, n. 2008/1/CE prescriva un riesame delle condizioni del titolo, ogni qual volta le migliori tecniche disponibili abbiano registrato sostanziali cambiamenti che consentano di ridurre notevolmente le emissioni senza imporre costi eccessivi.

Allo stesso modo l’art. 13 della direttiva 28 giugno 1984, n. 84/360/CE (Direttiva del Consiglio concernente la lotta contro l’inquinamento atmosferico provocato dagli impianti industriali), abrogata con effetto dal 30 ottobre 2007, ma vigente al tempo della promulgazione del D.L.vo n. 152 del 2006, comporta l’adozione, a livello nazionale, di misure adeguate per adattare progressivamente gli impianti esistenti alla migliore tecnologia disponibile, pur tenuto conto dell’opportunità di evitare costi eccessivi per gli impianti.

Ora in base a questi precedenti apparirebbe manifestamente irragionevole il congelamento delle condizioni dell’autorizzazione, quanto alle prescrizioni relative all’impianto, quando la sempre più rapida evoluzione della tecnologia avrebbe invece consentito, nel frattempo, di ricorrere ad adattamenti tecnici idonei ad una più efficace salvaguardia dell’ambiente, senza nel contempo implicare costi sproporzionati rispetto all’utilità conseguita.

Del resto, l’esigenza di tutelare l’affidamento dell’impresa circa la stabilità delle condizioni fissate dall’autorizzazione è certamente recessiva a fronte di un’eventuale compromissione indotta ad es. dal mutamento della situazione ambientale, del limite assoluto e indefettibile rappresentato dalla tollerabilità per la tutela della salute umana e dell’ambiente in cui l’uomo vive. Essa, inoltre, non può prevalere sul perseguimento di una più efficace tutela di tali superiori valori, ove la tecnologia offra soluzioni i cui costi non siano sproporzionati rispetto al vantaggio ottenibile: un certo grado di flessibilità del regime di esercizio dell’impianto, orientato verso tale direzione, è dunque connaturato alla particolare rilevanza costituzionale del bene giuridico che, diversamente, ne potrebbe venire offeso, nonché alla natura inevitabilmente, e spesso imprevedibilmente, mutevole del contesto ambientale di riferimento.


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