segnalazione certificata di inizio attività semplificata

SEMPLIFICAZIONI IN MATERIA DI SCIA E AMBIENTE

Il 28 luglio 2016 entrerà in vigore il D.lgs. 30.6.2016 n. 126, andando a modificare il pilastro sui cui si fonda il procedimento amministrativo in Italia, vale a dire la L. 241/1990.

Tra i vantaggi più evidenti, per cittadini ed imprese, la riduzione degli oneri, la necessità di interfacciarsi con un unico ufficio della P.a, l’adozione di una modulistica univoca su tutto il territorio della Repubblica.

Vale la pena menzionare a parte una novità significativa, in quanto investe direttamente la materia ambientale, ovverosia la nuova disciplina prevede l’ipotesi di sospensione della attività iniziata successivamente alla presentazione della s.c.i.a. unicamente nel caso in cui la P.a. rilevi la presentazione di dichiarazioni mendaci o laddove via sia un pericolo di “interessi sensibili” (ambiente, salute, paesaggio, pubblica sicurezza).

Si dovrà invece attendere l’emanazione di un nuovo provvedimento normativo, per poter individuare e circoscrivere esattamente quali siano le attività oggetto di Scia, quali quelle soggette a mera comunicazione, quello sottoposte al regime del silenzio-assenso, quali infine quelle necessitanti un espresso titolo abilitativo.

criminalità ambientale controlli aerei

ANCHE I REATI AMBIENTALI NELLA NUOVA DIRETTIVA  UE

IN MATERIA DI CONTROLLI AI PASSEGGERI AEREI

La nuova Direttiva 2016/681/Ue, relativa all’ uso dei dati del codice di prenotazione (Pnr) a fini di prevenzione, accertamento, indagine e azione penale nei confronti dei reati di terrorismo e dei reati gravi, dovrà essere recepita dai Paesi membri entro il 25 maggio 2018.

Tale norma obbliga dunque i vettori aerei a comunicare alle autorità i dati relativi al codice di prenotazione dei passeggeri con riferimento ai  voli extra-Ue.

Nell’elenco dei “reati gravi” così come individuati dalla Direttiva, rientrano quelli punibili (in astratto) con pena detentiva non inferiore a tre anni (o comunque con altra misura restrittiva della libertà personale di pari durata).

Sicuramente ricompresi in tale elenco quindi, nonchè di particolare interesse per i profili connessi al traffico aereo, le fattispecie del “traffico illecito di specie animali protette” ed il “traffico illecito di specie ed essenze vegetali protette”.

Pare opportuno sottolineare che, nelle intenzioni del legislatore europeo, la direttiva non intenda imporre obblighi supplementari di raccolta e fornitura dei dati, rimarranno pertanto sufficienti quelli già collezionati dai vettori aerei ai passeggeri per le ordinarie finalità commerciali.

abbandono rifiuti prescrizione

LA PRESCRIZIONE NELL’ABBANDONO DI RIFIUTI E’ INFLUENZATA DALLA FINALITA’ DELLA CONDOTTA

Con la sentenza nr. 10960 del 17 Marzo 2016, la Corte di Cassazione ha qualificato la natura istantanea del reato di abbandono di rifiuti, qualora esso non sia prodromico – vale a dire finalizzato – a successive attività.

Tale pronuncia è di fondamentale importanza, in quanto ai fini del calcolo della prescrizione, questa va calcolata dal giorno della condotta, il il c.d. “dies a quo”.

E’ stato quindi ripercorso l’indirizzo giurisprudenziale che inquadra la fattispecie di cui all’art. 256 comma 2 del Testo Unico Ambiente, come – a seconda dei casi – “deposito incontrollato” a natura permanente (in ragione della finalità di successivo smaltimento o recupero) piuttosto che di “abbandono di rifiuti” a natura istantanea (nei casi di univocità ed unicità della condotta).

modello 231 e responsabilità penale

SENZA MODELLO ORGANIZZATIVO 231 LA RESPONSABILITA’

PENALE E’ INEVITABILE!

 

La mancata adozione di un modello aziendale 231 può facilmente portare l’amministratore di una società ad essere ritenuto penalmente responsabile.

Questo è quanto ribadito dalla Quarta Sezione della Cassazione Penale con la sentenza 2544 del 21 gennaio 2016.

Nel caso di specie, alla società veniva addebitato financo l’illecito amministrativo di cui all’art. 5 della lettera a) e b) del D.lgs. 231/2001 per il reato di cui agli artt. 113 e 589 comma II del c.p. (omicidio colposo), ciò in quanto commesso nel suo interesse ed a suo vantaggio, avendo omesso di adottare ed efficacemente attuare, prima della commissione del fatto, modelli di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi.

La Cassazione con la sentenza summenzionata ha confermato le condanne di primo e secondo grado all’amministratore della società ed al direttore tecnico.

Nella sentenza n. 2544 si stabilisce che i requisiti dell’interesse e vantaggio contemplati dall’art. 5 del D.Lgs. 231/01 non devono essere riferiti all’esito antigiuridico quanto alla condotta perpetrata dalla società, la quale trae un sicuro vantaggio derivante dal “risparmio di costi o di tempo che la stessa avrebbe dovuto sostentere per adeguarsi alla normativa sulla sicurezza e prevenzione, la violazione della quale ha determinato il verificarsi dell’infortunio sul lavoro”.

Nei reati colposi di evento l’interesse si prefigura ogniqualvolta “la persona fisica, pur non volendo il verificarsi dell’evento dannoso per il lavoratore ha scientemente agito allo scopo di conseguire un’utilità per la persona giuridica”.

Si realizza così una scelta realisticamente orientata a risparmiare sui costi d’impresa.

Il vantaggio invece è riconducibile allorquando la persona agisca per conto dell’ente realizzando una politica di impresa disattenta alla materia della sicurezza del lavoro “ consentendo una riduzione dei costi ed un contenimento della spese con susseguente massimizzazione del profitto”.

La società per evitare di incorrere nelle responsabilità previste per le fattiscpecie delittuose di omicidio colposo e lesioni colpose avrebbe dovuto dimostrare “l’adozione ed efficace attuazione di modelli organizzativi e l’attribuzione ad un organismo autonomo del potere di vigilanza sul funzionamento e l’osservanza dei modelli adottati così come statuito dall’art. 6 del D.Lgs. 231/01.

novità per i consorzi di bonifica

NOVITA’ PER I CONSORZI DI BONIFICA

La circolare n. 54 del 2016 del Comitato nazionale dell’Albo Gestori Ambientali ha precisato che possono aggregarsi in consorzi vari e distinti soggetti aggiudicatari di appalti per la bonifica.

Pare d’uopo ribadire che tali formazioni d’imprese, meglio definite come “consorzi di scopo” , possono essere realizzate anche senza aver precedentemente eseguito interventi di bonifica, purchè -tuttavia- siano costituiti da compagini iscritte per gli interventi indicati in gara alla categoria 9, segnatamente nella classe A (lavori oltre 9 milioni di euro).

In definitiva l’esenzione dal rispetto del prerequisito previsto dall’allegato alla deliberazione dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali n. 1 del 30 gennaio 2013, art. 1 co. 1 (esecuzione previa di precedenti attività di bonifica) per siffatti consorzi opera in presenza di 2 condizioni:

- i consorziati facenti parte del raggrupamento aggiudicatario devono risultare iscritti nella classe A della categoria 9;

- il consorzio deve necessariamente per espressa clausola statutaria essere estinto e cancellato dal registro delle imprese ad ultimazione dei lavori di bonifica.

Nuove misure ambientali con la legge Green Economy

NUOVA LEGGE “GREEN ECONOMY” E MISURE AMBIENTALI INNOVATIVE

Con la introduzione del cd. “Collegato ambientale”, ovverosia la Legge 221/2015, (nota anche come Legge Green Economy) sono state inserite diverse novità nel settore della normativa ambientale.

Innanzitutto va segnalata la nuova disciplina in materia di appalti verdi obbligatori per la Pubblica Amministrazione, lo stanziamento di incentivi per l’acquisto di materiali post-consumo recuperati, nuove sanzioni in caso di abbandono di rifiuti di piccolissime dimensioni, varie semplificazioni in materia di valutazione di impatto ambientale.

Tra le altre novità, il ritorno – su base volontaria- del sistema di recupero del “vuoto a rendere” per acque minerali e birre, la possibilità di conferire in discarica anche rifiuti con potere calorifico superiore a 13.000 kj/kg.

Sempre in tema di incentivi fiscali, ne sono stati stanziati in caso di bonifica da amianto, stanziati altresì fondi per la tutela del territorio, novità in materia di  scarichi dei frantoi, emissioni in atmosfera, fonti rinnovabili, rifiuti raee da pannelli fotovoltaici, mobilità sostenibile.

Una mole impressionante di modifiche, sarà importante seguirne gli indirizzi operativi che giungeranno a cascata, nonchè valutarne gli effetti dal punto di vista globale.

incentivi bonifica amianto

CON LA LEGGE “GREEN ECONOMY” IN ARRIVO INCENTIVI PER LE BONIFICHE AMIANTO

A partire dal 2 Febbraio  2016 entrerà in vigore l’art. 56 della L. 256/2015.

Tale norma prevede l’introduzione di un credito di imposta (del 50% delle spese sostenute) per i titolari di imprese che nel corso del 2016 provvederanno ad effettuare interventi di bonifica da amianto per almeno € 20.000 sul territorio nazionale.

E’ stato inoltre stanziato un fondo pubblico per la bonifica dell’amianto dagli edifici pubblici, con dotazione pari ad € 5.000.000 per l’anno 2016.

Si attendono i rispettivi Dm Ambiente per conoscere le disposizioni attuative che forniranno i dettagli operativi di tali importanti misure.

rifiuti e responsabilità del datore per illecito dei dipendenti

IMPUTABILITA’ DEL REATO DI GESTIONE ILLECITA DI RIFIUTI PER OMESSA VIGILIANZA 

Con la sentenza nr. 49591 del 16 dicembre 2015, la Corte di Cassazione ha valutato il caso di un datore di lavoro, chiamato a rispondere della attività di stoccaggio di rifiuti da demolizione (non autorizzata), compiuta dai propri dipendenti all’interno di un’area di proprietà societaria.

La Suprema Corte ha quindi stabilito che, il reato di gestione illecita di rifiuti risulta essere imputabile al datore di lavoro, sotto il profilo della omissione di vigilanza sull’operato dei dipendenti, materiali autori della condotta.

Pertanto, la responsabilità ex art. 256 Testo Unico Ambiente, non attiene necessariamente ai profili di volontarietà e consapevolezza della condotta, rilevando altresì la condotta omissiva derivante dalla violazione dei doveri di vigilanza.

Rinnovo autorizzazione recupero rifiuti

IL RUOLO “ATTIVO” DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE NELLA PROCEDURA DI RINNOVO AUTORIZZATORIO IN MATERIA DI RECUPERO RIFIUTI

Con la sentenza 41049/2015, la Suprema Corte di Cassazione ha statuito che la portata dell’ art. 216 Testo Unico Ambiente (D. lgs. 152/2006) si estende financo a consentire alla Pubblica Amministrazione investita, che questa possa imporre specifiche prescrizioni ai sensi del T.U.A. anche in sede di rinnovo della comunicazione semplificata.

Pertanto, la Provincia è chiamata ad effettuare la verifica della sussistenza dei requisiti di legge, anche in sede di rinnovo autorizzatorio, così come tenuta a fare già in sede di prima comunicazione.

bonifica semplificata per distributori di carburante

PROCEDURE SEMPLIFICATE DI BONIFICA PER I DISTRIBUTORI DI CARBURANTE

Il 7 Aprile 2015 è entrato in vigore il Dm Ambiente 12 febbraio 2015, introduttivo delle procedure semplificate di bonifica e messa in sicurezza dei punti vendita di carburanti.

Con tale provvedimento sono state semplificate le modalità applicative dei criteri di caratterizzazione dei siti contaminati, ai sensi dell’ Allegato II, Titolo V del Testo Unico Ambiente.

Ai sensi dell’art. 242 co. 4 T.U.A, sono individuati i criteri semplificati, i tempi e le modalità operative della caratterizzazione, della messa in sicurezza, della bonifica di suoli e acque sotterranee contaminate di pertinenza delle aree dedicate ai punti di vendita carburanti.

Tali procedure divengono operative in presenza di situazioni di “inquinamento possibile” , al fine di consentire l’attuazione degli interventi volti a:

-prevenire

-impedire

-eliminare

la diffusione degli inquinanti negli strati di suolo non contaminati e nelle acque sotterranee non compromesse.